Tomie di Junji Itō, casta ossessione

Tomie Junji Ito J-Pop Manga

La storia di Tomie, serie d'esordio di Junji Itō, inizia con il suo omicidio: invidiata per la sua bellezza e odiata per l'uso superficiale e un po' maligno che ne fa, Tomie agli occhi di chi la circonda è un'insopportabile strega e il suo assassinio una dovuta catarsi. È un'orrenda fantasia femminicida che Itō pesca nei peggiori meandri del subconscio collettivo. Tomie non è un personaggio positivo, ma la pena che le spetta non è neanche lontanamente commisurata alla sua colpa. Questo perché il suo "peccato" non è semplicemente di essere bella e superficiale, ma di rappresentare una femminilità che non si piega a niente, che non si fa controllare da nessuno, che mina la virilità degli uomini che non possono sottometterla e si attira l'ira delle donne che non hanno la sua stessa libertà. Tomie viene uccisa per costringerla, almeno in morte, alla sottomissione, per negarne la femminilità e l'identità. Ma come da tradizione horror, Tomie torna dal regno dei morti e decide di abbracciare in pieno la sua etichetta di strega, vendicandosi prima sui suoi carnefici e poi in generale sull'umanità tutta. Diviene così un'entità sovrannaturale che non può morire ma che anzi si rigenera e si moltiplica, un essere che manipola e tormenta chiunque desti il suo interesse, insinuandosi nelle crepe dei rapporti sociali per calpestare amori e parentele, ambienti scolastici e intere città.

Recensione Tomie Manga Horror

Il manga si articola in una serie di storie brevi per lo più autoconclusive che raccontano di diverse manifestazioni di Tomie nei contesti narrativi più disparati. Il tema comune è ovviamente l'ossessione che la ragazza suscita  in tutti gli uomini con cui viene a contatto e che lei sfrutta per alimentare il proprio ego annichilendo quello degli altri. Dopo aver umiliato chiunque la circondi e aver irrimediabilmente disturbato il quieto vivere, la spirale di follia in cui conduce le sue vittime finisce sempre con il desiderio di ucciderla, di deturparne il volto e annichilirne il corpo. È un processo così inevitabile che i personaggi stessi ne sono consapevoli, Tomie inclusa, ed è qui che risiede una delle intuizioni più interessanti di Itō: quella di legare il desiderio intenso di avere qualcosa con quello inconscio di volerla distruggere. Uccidere Tomie non è una semplice vendetta per le sue angherie ma la sublimazione del bisogno di possederla, di negarla per affermare sé stessi sopra di lei.

Fumetto dell'orrore analisi

Giunto a questa scoperta, Itō sfortunatamente tira i remi in barca e si ferma. Andando avanti con le storie inizia infatti a farsi spazio la sensazione di star leggendo un horror scritto con troppo autocontrollo, incapace di lasciarsi andare alla perversione e di esplorare i territori dell'inconscio umano che coinvolgono le passioni che mette in scena. L'eros è completamente assente in Tomie, Itō sembra non afferrare la connessione che intercorre tra il desiderio di distruzione e gli impulsi di natura sessuale. Tutti i personaggi maschili desiderano in modo ossessivo Tomie ma non sanno che farsene del suo corpo, la violenza che sfogano su di lei è meccanica, senza passione e quasi artificiale, come fossero intrappolati in una dimensione asessuale. Tomie stessa è un bellissimo volto posizionato su un manichino freddo che non suscita alcuna pulsione. In tutta l'opera ci sono solo due baci molto casti e nulla più.
Escludendo la sessualità Itō esclude ovviamente anche l'omosessualità: le poche figure femminili ossessionate da Tomie sono figure materne che vogliono rubarne la giovinezza mentre non viene concepito che una donna possa desiderarla "come un uomo".

Tomie Junji ItoDonna strega maledizione

Realizzato questo si prosegue la lettura più per la curiosità di scoprire quali scenari si inventerà l'autore che per provare effettivamente qualcosa dinanzi al continuo ripetersi di questa carneficina che inizia presto a non suscitare più nulla. All'interno del volume non mancano storie interessanti o momenti in cui l'orrore assume forme mostruose e disgustose, ma non si sfocia mai nel perturbante. La violenza che si abbatte su Tomie si ripete in maniera quasi rassicurante, un meccanismo narrativo che dopo pochi capitoli inizia a farci sentire a casa più che disturbarci. Le storie sono così brevi da non annoiare ma mai abbastanza lunghe e dettagliate da penetrare sotto la pelle del lettore e lasciare un segno del loro passaggio. È tutto molto misurato, come i disegni di Itō che si fanno apprezzare per l'incredibile cura e pulizia. Paradossalmente però a colpire di più sono le prime tavole dallo stile acerbo in cui si alternano metafore visive e corpi dalle pose assurde ritratti con una linea insicura e un tratteggio schizzato, molto più efficaci del classico linguaggio codificato di Itō (linee cinetiche e pesante tratteggio sui volti) nel rappresentare la follia disturbante che stravolge la quotidianità nel primo capitolo.


In queste 700 pagine Junji Itō crea un personaggio etereo e affascinante, un classico istantaneo dalle grandi potenzialità (come la fortunata serie di trasposizioni cinematografiche ha già dimostrato), ma quando arriva al punto di immergerlo nell'orrore lo fa tenendosi a freno. Il risultato è un horror da salotto la cui capacità di farsi apprezzare da chiunque è sia il suo più grande pregio che il suo peggior limite, un orrore asciutto e pulito bagnato solo da litri di sangue splatter che non hanno alcuna gravitas. Arrivati a fine volume l'idea che ci si fa è che Itō limiti sé stesso per paura di rivedersi nella sua opera e di scoprire cos'è che vorrebbe fare davvero con la bella e fastidiosa Tomie se si lasciasse andare, che invece è proprio quello che avremmo voluto vedere.

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