Evangelion Anima Vol. 1, un nuovo binario


Nel 2006 Hideaki Anno annunciava Rebuild of Evangelion, la tetralogia di film realizzata per raccontare una nuova versione della storia di Neon Genesis Evangelion. Durante i lavori di questo progetto, lo stesso Anno proponeva a Ikuto Yamashita, mecha designer e membro fondamentale del team creativo, di realizzare un'ulteriore versione della storia di Evangelion che fosse interamente sua. Yamashita, supportato dall'editor Yasuo Kashihara (membro storico di Gainax), inizia quindi a scrivere e disegnare una serie di light novel che prende il nome di Evangelion Anima.

A differenza dell'approccio adottato da Hideaki Anno per Rebuild of Evangelion, deciso a parlare sia ai vecchi che ai nuovi spettatori, Yamashita scrive i 5 romanzi che compongono la sua opera pensando esclusivamente ai fan della serie originale. Anima si propone infatti come un sequel alternativo a Evangelion in cui gli eventi degli episodi 25 e 26 sono andati in maniera radicalmente diversa. In questa timeline è stata Asuka a essere scelta per fare da catalizzatore per il Progetto del Perfezionamento dell'Uomo mentre a Shinji è toccato il compito di sventare i piani della Seele. Tre anni dopo aver salvato l'umanità intera, la nuova Nerv guidata da Misato si ritrova a dover far fronte a un nuovo nemico la cui origine ha a che fare con la reale natura degli Evangelion e degli Angeli.


In origine, Neon Genesis Evangelion era stato concepito da Hideaki Anno per rivolgersi a un pubblico di appassionati, per non dire "di fissati", degli anime mecha e degli show tokusatsu. La serie ha poi raggiunto un pubblico vastissimo anche grazie alla scrittura incredibilmente attenta ai personaggi, alla regia sperimentale, ai messaggi universali che comunicava e ai sentimenti personali che Anno le infuse. Evangelion Anima fa un passo indietro rispetto a tutto ciò e torna a quella concezione originale di storia realizzata da un appassionato del genere per altri appassionati. Leggendo questo primo volume è infatti chiaro che l'interesse di Ikuto Yamashita consista principalmente nell'espandere l'universo di Evangelion, la tecnologia e la mitologia che lo popolano, e di puntare a fare le cose in grande per quanto riguarda l'azione e la portata degli eventi.

Nei tre anni dagli eventi della serie originale i problemi psicologici ed esistenziali dei personaggi sembrano essersi invece sgonfiati notevolmente mentre quelli rimasti non trovano granché spazio nelle circa 200 pagine del primo volume. Yamashita ci prova a rendere almeno i Children vivi, a fare in modo che la storia abbia un impatto su di loro e che non sembrino semplici mezzi per farla andare avanti, ma si limita al minimo indispensabile. Un lavoro che si fa sufficiente solo perché il lettore conosce già molto bene questi personaggi e può autonomamente dar loro sostanza nella propria testa. D'altronde che gli esseri umani non siano il perno di Anima è evidente già dal lato visivo del volume: tutte le copertine sono dedicate all'Unità 01 e delle tante illustrazioni presenti all'interno solo una piccola parte raffigura i personaggi*. Shinji, Asuka, Rei e tutti gli altri hanno comunque i loro momenti nella storia ed è in generale piacevole scoprire come siani cambiati in questi tre anni, ma si tratta esclusivamente di una curiosità da fan della saga.


Pur essendosi calato nei panni dello scrittore, Yamashita rimane infatti un mecha designer e non fa che ricordarcelo introducendo in continuazione nuovi robottoni e armi abbinate: solo in questo primo volume incontriamo tre nuove versioni dell'Unità 01, due dell'Unità 02 e tre nuove Unità 00. A volte si tratta dello sviluppo di concept interessanti legati alla trama, mentre altre volte del puro gusto di creare un nuovo "giocattolo" e trovargli un posto nell'universo di Evangelion. Non a caso, la rivista su cui veniva originariamente pubblicato a puntate è Dengeki Hobby Magazine, un periodico dedicato al modellismo che ha fatto anche da rampa di lancio per diverse figure ispirate ai mecha introdotti tra queste righe. Ma le novità di Anima non si limitano ai soli robot: è infatti la disinvoltura con cui Yamashita introduce incessantemente nuove idee o approfondisce concept preesistenti che marca la distanza tra questa storia e una fanfiction qualsiasi. Dell'originale non avrà le tematiche o la sensibilità, ma di sicuro possiede la stessa passione e inventiva per quella fantascienza a volte bislacca e a volte accurata che costituiva uno degli elementi fondanti di Neon Genesis Evangelion.


Nel plot di Anima sono confluite diverse idee scartate della serie originale assieme ad altre derivanti dal lavoro in parallelo ai film del Rebuild. Le somiglianze con quest'ultimo sono molteplici e nei prossimi volumi si faranno ancora più palesi, ma l'approccio è radicalmente diverso. La cripticità tipica dell'Evangelion di Hideaki Anno lascia qui il posto a uno sviluppo più lineare, senza quel crocevia di sottotrame e riferimenti obliqui che lasciavano allo spettatore il compito di ricostruire i fatti della serie. Il mistero che riguarda Armaros, la nuova minaccia alla sopravvivenza dell'umanità, è intrigante ma è anche esposto con la massima chiarezza: non ci sono personaggi che ne sanno più di altri o del lettore stesso (Gendo è persino assente in questo primo volume) ed è probabile che alla fine tutto avrà una spiegazione più che comprensibile. È un approccio meno interessante alla narrazione, ma rende più digeribile la scelta di raccontare questa storia di Evangelion in forma di romanzo.

Quello delle Light Novel è un genere popolarissimo in Giappone che in Italia sta prendendo piede solo di recente. Come dice il nome stesso, si tratta di romanzi "leggeri", storie in prosa che si curano poco della forma e si concentrano soprattutto nell'esporre il più chiaramente possibile una trama che può dipanarsi per volumi e volumi. Romanzi di veloce lettura, molto meno densi di quelli a cui siamo abituati in Occidente e accompagnati da diverse illustrazioni che forniscono un aiuto a visualizzare quanto viene descritto nel testo. Yamashita non si allontana da questo modello e utilizza una prosa scarna con cui descrive il minimo indispensabile per far procedere la storia. Le uniche cose su cui si sofferma di più sono le descrizione tecniche, alcune anche molto interessanti, e le scene d'azione. Quest'ultime brillano non solo per chiarezza e ritmo, ma anche per l'inventiva con cui sono articolate che sfrutta ogni elemento a disposizione. Durante la lettura non è difficile figurarsele in testa e rimanerne galvanizzati esattamente come succede per le migliori scene d'azione dell'anime. Aiutano in questo anche le bellissime illustrazioni di Yamashita che corredano il volume e spiegano nel dettaglio i design di tutto ciò che appare nella storia. Peccato per la scelta (comune all'edizione giapponese) di rendere in una incomprensibile scala di grigi i disegni originariamente a colori che intervallano il testo. Per fortuna sono invece intatte le illustrazioni che aprono il volume stampate su 8 pagine di carta patinata a colori.


Evangelion Anima è una versione blockbuster di Evangelion quanto e più del Rebuild stesso. Une fanservice sfrenato dedicato a chi del brand ama l'iconografia, la fantascienza e la mitologia. Assolutamente sconsigliato invece a chi cerca l'introspezione dei personaggi, la poetica di Anno o anche solo uno sviluppo equilibrato e coerente con la serie animata. Anima è un gioco al rilancio fatto di idee sempre più assurde, di dettagli che possono interessare solo agli entusiastici del genere, di mecha e minacce sempre più grosse. La probabilità che si accartocci su sé stesso sotto il peso delle proprie assurdità è elevata, ma è una possibilità che bisogna mettere in conto quando ci si approccia a una storia il cui protagonista pilota un robot chiamato "Super Evangelion". Se questo non vi preoccupa, troverete in Evangelion Anima un romanzo molto scorrevole e divertente, un binario alternativo e fuori controllo su cui fare un giro in attesa che esca l'ultimo capitolo del Rebuild of Evangelion.

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*A onor di cronaca, nell'originale pubblicazione su rivista erano presenti anche diverse illustrazioni dei personaggi curate da Hiroyuki Utatane che non sono state riproposte nelle raccolte in volume (anche in giappone) per lasciare campo al solo Yamashita. I disegni di Utatane avevano il pregio di proporre il nuovo design dei personaggi in uno stile che si avvicina molto a quello originale di Yoshiyuki Sadamoto (character designer della serie e autore dell'adattamento manga) ma anche il difetto di essere abbastanza banali e brutti oltre che caratterizzati da un fanservice di tipo sessuale esasperato che sfocia spesso nel cattivo gusto, ritraendo dei bambini. Non una gran perdita.

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