06/12/18

Recensione - Nekogahara di Hiroyuki Takei, il nuovo inizio dell'autore di Shaman King

Manga Kodansha Comics

Pubblicato tra il 17 Settembre 2015 e il 17 Aprile 2018 sulle pagine di Shonen Magazine Edge, Nekogahara - Stray Cat Samurai è la prima opera realizzata dal maestro Hiroyuki Takei (Shaman King) dopo il divorzio con l'editore Shueisha e l'approdo in casa Kodansha e racconta le avventure di un vecchio gatto samurai alla ricerca di un posto dove poter finalmente riposare in pace.

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Nekogahara è ambientato a cavallo del periodo Sengoku e del periodo Edo, anni in cui il Giappone era stato sconvolto da una lunga ed estenuante guerra civile che aveva causato centinaia di migliaia di morti. Il titolo fa proprio riferimento alla Battaglia di Sekigahara ("neko" significa "gatto"), la battaglia che pose fine alla guerra. I protagonisti del manga si trovano in un Giappone Feudale che sta cominciando ad abituarsi nuovamente alla pace dopo una sanguinosa guerra che ne aveva sconvolto gli equilibri e che ha portato alla formazione di nuovi. Nel particolare mondo creato da Hiroyuki Takei i gatti antropomorfi non sostituiscono completamente gli esseri umani, ma convivono con essi creando rapporti e gerarchie utili al suo autore per veicolare i propri messaggi. In Nekogahara i gatti costituiscono infatti un micro-cosmo racchiuso all'interno della società umana, una società in tutto e per tutto simile a quella umana e in cui gli uomini sono visti come gli esseri che si trovano sul gradino più alto della scala sociale, quasi come delle divinità. In poche parole, nella finzione di Nekogahara i gatti hanno acquisito la razionalità senza smettere di vivere con gli umani in un rapporto di Padrone/Animale Domestico, seppur declinato in una chiave feudale. In questo contesto che lega a doppio filo le caratteristiche proprie dei gatti come animali e quelle della popolazione del Giappone dell'epoca, la definizione di Ronin (ovvero un samurai che non risponde ad alcun padrone) e quella di Gatto Randagio, entrambe applicabili al protagonista del manga Norachiyo, sono sovrapponibili.

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In piena continuità con le tematiche già affrontate in Shaman King, alla base di Nekogahara si trova una dissonanza tra i protagonisti e le persone che li circondano, la cosiddetta "massa", quest'ultima rea di aver rinunciato alla propria individualità in cambio di una vita più facile e spensierata. In Shaman King l'incapacità della massa di accettare il diverso portava alla persecuzione e all'esclusione degli sciamani, la cui particolare sensibilità li rendeva figure anomale e inconciliabili con il pensiero unico. In Nekogahara sono i protagonisti stessi ad allontanarsi dalla società piuttosto che uniformarsi alla massa. Norachiyo, disgustato dai gatti che preferiscono rinunciare alla propria indipendenza in cambio dell'apparente sicurezza e tranquillità di una vita sotto un padrone, predica la via del Gatto Randagio come unico modo di essere fedeli alla propria natura di gatti. Orgoglio, vanità, libertà... avvicinandosi all'uomo, i gatti di Nekogahara hanno perso ciò che fa di loro dei gatti perché si sono fatti corrompere dal benessere che la sudditanza può portare.

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Fin dalle prime pagine, Nekogahara dialoga con la storia su più livelli e il contesto storico non è fondamentale solo nella costruzione della narrazione ma influenza pesantemente anche l'approccio dell'artista alle tavole. Staccandosi definitivamente dallo stile del suo maestro Nobuhiro Watsuki (di cui era stato assistente ai tempi di Kenshin - Samurai Vagabondo), Hiroyuki Takei aveva sviluppato negli anni precedenti a quest'opera uno stile che mescolava la Street Art e Mike Mignola in un tratto spigoloso, colori digitali e pose ad effetto. In Nekogahara fa un ulteriore passo avanti, sostituendo il digitale con l'acquerello e la precisione del pennino all'imprecisione più espressiva del pennello. La principale fonte d'ispirazione è l'arte Sumi-E, stile di disegno caratterizzato dall'uso d'inchiostro nero e di acqua nato in Cina e diffusosi in seguito in Giappone, dove raggiunse il massimo splendore proprio nel periodo storico in cui si svolge questa storia. Nelle tavole di Nekogahara lo stile di Hiroyuki Takei e il Sumi-E si fondono creando un particolare ibrido tra due arti giapponesi altrimenti distanti nel tempo. Nel ritrarre la placida campagna giapponese l'autore sostituisce i classici strumenti del mangaka con degli acquerelli, le pennellate si fanno sottili e sintetiche. Nelle scene d'azione il tratto si fa invece ruvido e grezzo, le onomatopee e le linee cinetiche sono vigorose e frenetiche, la sintesi incisiva e la tavola è sporca, grezza e graffiata.


Nel tentativo di realizzare un manga che contenesse quante più scene ad effetto e ricche di stile possibile, Takei costruisce Nekogahara su un particolare equilibrio che contrappone in continuazione la bellezza e l'indifferenza della natura con la passione della violenza umana. Ad ogni pagina questo manga trova un nuovo modo per comunicare tutta l'intensità emotiva di ciò che avviene sulle sue pagine mentre, come fendenti della spada di Norachiyo, si susseguono all'impazzata scene taglienti dal grandissimo impatto dove le sanguinose battaglie tra questi gatti samurai danzano con la filosofia aforistica da essi enunciata. Ancora una volta nelle opere di Hiroyuki Takei lo scontro è prima di tutto ideologico e solo secondariamente fisico.

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Desiderosi di vivere secondo i propri ideali, fedeli alla propria essenza di gatti, i protagonisti di Nekogahara non riescono a riconciliarsi con il resto del mondo che anziché vivere ha deciso semplicemente di sopravvivere. Il loro astio si rivolge al potere, colpevole d'ingannare e controllare le masse, e alle masse stesse, colpevoli di farsi ingannare e controllare passivamente, e acquisisce pertanto una certa carica sovversiva e anarchica, per quanto involontaria. Coerentemente con la loro natura di gatti, questi personaggi sono egoisti, sfrontati e pieni di vizi; reietti disinteressati a cambiare il mondo, ma obbligati dal mondo stesso che ritiene la loro esistenza scomoda.

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Nei 5 volumi che compongono Nekogahara parla di potere, di manipolazioni, di religione, di guerra e di violenza, ma al cuore della questione ci sono semplicemente dei gatti e la loro disperata ricerca per un rifugio in cui vivere in pace in questo mondo precario. Alcuni, come gli antagonisti, si rifugiano nel potere e nel controllo del mondo, altri, come la maggior parte dei comprimari, si fanno bastare di essere controllati. E poi ci sono i protagonisti, outsider che inneggiano alla libertà nella perenne ricerca di un equilibrio tra la loro natura e quella del mondo.
Ciò che ha sempre elevato e distinto Shaman King è l'essere stato un compendio dei sentimenti e dei pensieri del suo autore, deciso ad usare il manga per indagare il proprio animo. In questo, Nekogahara si inserisce nel solco dell'opera più famosa di Hiroyuki Takei ben più di opere secondarie come Ultimo e Jumbor.  Conoscendo i fatti recenti della biografia dell'autore non è neanche difficile capire come Norachiyo, vagabondo alla ricerca di un posto dove possa esprimere sé stesso in un mondo che vorrebbe reprimere la sua natura, sia un alter-ego del suo stesso autore. Dopo un divorzio legale da Shueisha, suo precedente editore, dovuto a divergenze creative e commerciali, Hiroyuki Takei arriva in Kodansha e sforna questo Nekogahara, opera in cui la vanità di un gatto randagio equivale all'orgoglio di essere liberi e che non posso che interpretare come un nuovo inizio nel segno di un'inedita libertà creativa. In questo senso è ironico come Nekogahara sia la prima opera di Takei a giungere ad una conclusione naturale, senza che vi siano interruzioni, cancellazioni o spostamenti su altre riviste. Un finale che potrebbe anche rappresentare l'unica nota dolente dell'opera, nel suo essere una rapsodia di eventi velocissimi che lasciano un po' spaesati e che avrebbero meritato un maggiore approfondimento, ma che riesce comunque a tirare le fila di tutte gli elementi che compongono la trama di Nekogahara e a restituire una quadratura del cerchio soddisfacente.

Gretto, a volte volgare, violento, ma anche poetico e intimo, il ritorno di Hiroyuki Takei ai manga dopo 4 anni di pausa è la testimonianza di un autore in continua evoluzione che ha ancora tanto da dire e tanto da raccontare.

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Pubblicato in 5 volumi in Giappone da Kodansha, Nekogahara non è ancora disponibile in italiano, ma è facilmente reperibile in lingua inglese nella superba edizione di Kodansha Comics caratterizzata da un ampio formato, pagine a colori, un'ottima rilegatura e delle interessantissime note del traduttore che alla fine di ogni volume approfondisce il linguaggio e il contesto storico utilizzati da Takei in quest'opera. A questo link trovate il primo volume ad un ottimo prezzo.

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1 commento:

  1. Sembra molto interessante, se mai venisse pubblicato in Italia lo prenderei sicuramente.
    ..inoltre non si può dire di no a dei gatti! xD

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