24/04/17

Lupin III - La Donna chiamata Fujiko Mine


Nel palinsesto televisivo della primavera del 2012 fece capolino una serie d'animazione tanto inaspettata quanto potenzialmente interessante intitolata "Lupin III - La Donna chiamata Fujiko Mine", miccia che diede il via al rilancio degli ultimi anni della figura animata del ladro gentiluomo e originale reinterpretazione dell'universo nato dalla matita di Monkey Punch nel lontano 1967.


Se l'idea di realizzare una serie incentrata su Fujiko fosse già abbastanza imprevedibile di per sé, ancora più spiazzante fu la visione del primo episodio, soprattutto se confrontato con quella che era ormai "l'interpretazione standard" che ci si aspettava delle disavventure di Lupin e compagnia. La serie sprizzava novità sin dalla sigla dai toni decisamente particolari: un montaggio di scene oniriche e simboliche in bianco e nero, i cui reali significati son chiari solo dopo aver finito la serie, scandito ritmicamente da un incedere di violini e accompagnato da un sensuale monologo della protagonista intitolato "The New Wutherhing Heights". Un caleidoscopio visionario le cui tematiche principali sono l'avidità, il piacere del furto, la fuga dal passato e la sessualità.


Obiettivo della serie era un ritorno alle origini, un riportare alla ribalta quell'atteggiamento selvaggio, sporco ma soprattutto erotico che permeava le pagine del manga di Monkey Punch. La serie, un prequel alle altre, raccontava quindi i primi incontri/scontri tra i membri della banda di Lupin, a partire dall'inizio del rapporto tra Lupin e Fujiko, passando per l'amicizia del ladro con il pistolero Jigen ed anche la prima apparizione di Goemon (gestita con molta intelligenza per rispettare il suo esordio avvenuto nella prima serie) come membro del sottobosco criminale, lasciando un importante spazio ad una versione inedita del personaggio di Zenigata. Al centro della narrazione Fujiko, da non intendere come protagonista assoluta, bensì come perno attorno cui tutto si muove: l'obiettivo della serie, e di tutti i suoi personaggi, è quello di scavare e scoprire chi sia davvero Fujiko Mine.


L'opera si compone di 13 episodi di avventure autoconclusive che spargono gli indizi di una trama generale, un piccolo mosaico che esplode nel doppio episodio finale. Dal punto di vista della sceneggiatura, l'incredibile forza di questa serie risiede nell'equilibrio trovato tra la modernità e il passato. Trame e ambientazioni mantengono ancora quella fantastica unione tra verosimiglianza e assurdità tipica delle vecchie opere su Lupin III. Nazioni plausibili, ma inventate; culti e tecnologie assurde, ma in fondo possibili; personaggi realistici, ma sopra le righe. C'è ancora, per esempio, l'escamotage dell'atmosfera tesa e realistica durante l'azione intervallata da momenti assolutamente impossibili dove l'agilità "comica" dei protagonisti ci ricorda prepotentemente che si tratta di un cartone animato. Insomma, tutte quelle cose che han reso immenso l'appeal della banda di ladri di Lupin III sono presenti, arricchite qui da nuovi tratti drammatici, onirici e introspettivi. I nostri beniamini sono sempre quelle sagome che abbiamo imparato ad amare da piccoli, gli archetipi semplici e ricchi di carisma di sempre, ma con un nuovo tocco personale e una nuova profondità che li arricchisce di una rinnovata passionalità . L'apice di questo particolare equilibrio lo ritroviamo, ovviamente, nel personaggio di Fujiko Mine e nel finale: non una decostruzione del personaggio, bensì una celebrazione delle sue caratteristiche essenziali attraverso uno studio lungo 13 capitoli. Ecco cos'è semplicemente il finale della serie che molti non hanno capito/hanno disprezzato: un riaffermare nella modernità presente il personaggio di Fujiko per come è sempre stato.


Ma, come avrete potuto notare dai fotogrammi allegati a questa recensione, l'originalità de "La Donna chiamata Fujiko Mine" non risiede solo nella sua narrazione. A portare in alto il tutto c'è un comparto tecnico stupendo, a partire dal character design di Takeshi Koike che opera un restyle estremamente interessante, tornando alle origini del tratto di Monkey Punch con questi personaggi dai contorni spessi, dalle sembianze fumettose, dai volti espressivi e dalle figure snelle e longilinee. Lupin e compagnia si muove con un comparto d'animazioni di tutto rispetto, una regia frenetica e su fantastici sfondi a pastello. L'aspetto visivo di questa serie è una gioia per gli occhi, uno stile particolare ed elegante che ha fatto tesoro delle atmosfere del manga. Uno dei tocchi che più ho adorato è l'utilizzo del tratteggio per rappresentare le ombre sui personaggi, donando quell'effetto "matitoso" che ben si sposa con il personaggio. Ci sono poi le sequenze oniriche, tutte raffinate e intriganti, ad elevare ancora di più lo spettacolo per gli occhi rappresentato da questa serie.


Lupin III - La Donna chiamata Fujiko spinge l'acceleratore sulle atmosfere noir, oniriche ed erotiche senza snaturare il franchise, l'equilibrio perfetto tra drammaticità e leggerezza che solo un anime su un ladro che indossa giacca e cravatta può avere. Non esente da alcuni inciampi, tra qualche episodio dalla trama non troppo riuscita e alcuni personaggi troppo sopra le righe (Oscar e Goemon), è un esperimento riuscitissimo che ha saputo dimostrare come questi personaggi possano ancora dire molto. La Fujiko di questa serie è una donna tormentata, in fuga dal proprio passato e alla continua ricerca di ricchezze e avventure per anestetizzare il proprio dolore, eppure non è mai stata così Fujiko come qui. Sensuale, manipolatrice, furba, avida, magnetica, ma soprattutto enigmatica. Da cosa scappa e perché fa quel che fa? Cosa sono il passato e il destino? Quanto siamo liberi e quanto siamo manipolati da ciò che ci circonda? Chi è Fujiko Mine?


Ho divorato questi 13 episodi in pochissimo tempo (per i miei standard) e spero di essere riuscito a convincervi a dare una chance a questa serie, sia che siate fan di Lupin III e sia che non lo siate. Dopo questa serie, sono stati prodotti due mediometraggi, uno incentrato su Jigen e l'altro su Goemon, con una simile direzione artistica e avente per regista Takeshi Koike, l'uomo dietro al character design di questa serie e dietro il film Redline. Del primo, quello su Jigen, si trova già una versione sottotitolata su internet e sarà sicuramente la prossima cosa che guarderò, quello di Goemon è invece più recente e si attendono ancora i sottotitoli.

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