10/01/17

Blogletter #4: The party is over

BLOGLETTER #4

Finite le vacanze, riprendo la Blogletter sperando di tornare alla regolarità con cui l'avevo iniziata. Sono in tregua dalle lezioni universitarie per un altro mese ancora, quindi cerco di godermi il più possibile il tempo a mia disposizione anche se lo spettro degli esami continua ad aleggiare sulla mia testa. 

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Non sono un esperto di musica, quindi ho scoperto solo ieri l'arte di Ryo Fukui. Viaggiando casualmente tra i "video correlati" di Youtube, mi sono imbattuto in quest'album che vi consiglio sentitamente di ascoltare se non l'avete mai fatto. È il famosissimo album d'esordio di un pianista Jazz giapponese che mi ha stregato, rievocandomi quella malinconia da fine di una bella serata tipica dei titoli di coda di molti film e serie d'animazione  giapponese che vedevo da ragazzino. Quei titoli di coda che ti mostrano istantanee delle ambientazioni dove si sono svolte le disavventure dei protagonisti, ora spoglie e "abbandonate". Oppure quelli in cui ti mostrano i protagonisti, silenziosi, che continuano il loro viaggio in silenzio. Tipo questa.

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Settimana scorsa ho letto Nero di Tiziano Sclavi in biblioteca. È il secondo romanzo che leggo del creatore di Dylan Dog, l'altro era quel "Dellamore Dellamorte" dalle cui ceneri è nato l'Indagatore dell'Incubo e che non mi aveva fatto impazzire: nella sua visione macabra e grottesca assieme allo stile narrativo di Sclavi molto "cinematografico" c'era un certo fascino, ma nella sua interezza come storia non mi aveva entusiasmato. Mi era parso troppo sconclusionato e a tratti troppo stupido in certe scene. Nero è di ben altra pasta, è scritto da uno Sclavi ben più elegante che confeziona una commedia nera piena di scene macabre trattate con un taglio divertito e descritte in uno stile molto sintetico. Molto breve, si legge in poco più di un'oretta. È divertente e il finale apre a varie interpretazioni.

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Attualmente sto leggendo "American Pulp", una raccolta di racconti pulp scritti tra gli anni 50-60 redatta da Mondadori per la sua collana Piccola Biblioteca Oscar. È un bel tomo di circa 500 pagine che ho avuto la fortuna di trovare al Libraccio al 50%, pagandolo quindi 4 €, e che contiene vari autori rappresentativi di quel che veniva pubblicato nelle famosissime riviste antologiche di quegli anni come l'Alfred Hitchcock's Mystery Magazine. Ne ho letto il primo centinaio di pagine e devo dire che è molto, molto interessante (mi piacciono molto i racconti brevi). Sono opere di diversa lunghezza, alcune durano poco più di due pagine, altri si protraggono per 50 e più pagine, che raccontano storie di piccola criminalità, con o senza un giallo di mezzo. Rivalse, vendette o disavventure in cui si capita per caso, è un tipo di narrativa incredibilmente affascinante che ritrae perfettamente quell'affascinante immaginario dell'America che vari film, come Pulp Fiction, hanno aiutato a consolidare. Se vi capita sotto mano, fateci un pensiero.


+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Dal lato Serie TV, ho avuto la possibilità di iniziare la sit-com Community grazie all'arrivo in Italia del servizio di Amazon "Prime Video", che sarebbe il Netflix di Amazon e che è un servizio disponibile a tutti i possessori di abbonamento ad Amazon Prime. Sono quasi alla fine della prima stagione e lo sto trovando veramente geniale. Sa quando prendersi sul serio per crescere dei personaggi verosimili, ma soprattutto sa sfruttare ogni mezzo a sua disposizione per trarre sempre la migliore scena comica possibile. C'è dietro una conoscenza del genere sit-com pazzesca, di cui emblema è il personaggio di Abed che gioca con la quarta parete, e sa sempre come sorprenderti. Tempo fa lessi che dalla quarta stagione Dan Harmon, il creatore della serie, non è più al timone della serie e la qualità scende notevolmente, ma se questa è la qualità delle prime tre stagioni, allora ne vale la pena di vederle tutte anche sapendo già che poi si sminchierà tutto.

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Sto anche seguendo la quarta stagione di Sherlock, di cui oggi è uscito il secondo e penultimo episodio. Abbastanza meh il primo, con un finale secondo me carino, e molto meglio il secondo episodio. La sensazione è che Moffat dalla 2x03 abbia smesso di concentrarsi su Sherlock come una serie di film standalone per una narrazione più seriale dove tutto accade in funzione del gran finale di stagione. Una cosa che secondo me funziona con serie da stagioni più lunghe, ma con 3 episodi a disposizione si finisce spesso per trovare alcune cose rushate (vedasi la 4x01 dove accade il finimondo in un'oretta) e altre che perdono d'importanza (vedasi la 4x02, dove il caso da risolvere è molto interessante ma l'attenzione viene spesso sviata dagli indizi che rimandano ad un piano più grande di cui le vicende di Cornelius appaiono solo come un tassello di mezzo). Ora attendo il finale di stagione, che immagino (e spero) sarà scoppiettante.

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Dal punto di vista fumettistico, c'è tanto e poco da dire. Innanzitutto, ho letto il famosissimo Persepolis di Marjane Satrapi nell'ottima edizione integrale della Rizzoli che è stata un graditissimo regalo di Natale. Per chi non lo conoscesse, Persepolis è un'autobiografia in cui la Satrapi racconta i suoi anni di gioventù in relazione all'Iran dagli anni 80 in poi, colpito da vari tumulti (a partire dalla Rivoluzione Islamica) che hanno profondamente condizionato la vita di Marjane e della sua famiglia. È un racconto molto toccante che porta a riflettere sulle tante piccole libertà che diamo per scontato. È trattato con un taglio molto semplice, suddiviso in piccoli racconti (delle "pillole) che insieme restituiscono un mosaico più grande in cui convive la condizione privata della singola protagonista e la condizione sociale e politica del suo paese, alternando dramma e toni più leggeri. Veramente bellissimo.

+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Ho poi letto a tempo perso (già sapevo che mi sarei trovato davanti un'opera molto semplice) "The Breaker", un manwha che ricordo molto in voga tra gli youtuber più pessimi che trattano fumetti su quella piattaforma (penso a LogicamenteJim e Zelda88Fun). È un fumetto molto semplice, che riprende molto dai geograficamente (e non solo) vicini manga giapponesi di combattimento, raccontando le avventure di questo ragazzo che viene introdotto nel mondo delle arti marziali, venendo a conoscenza di questa società che vive nell'ombra detta "Murim" e finendo nel bel mezzo del piano di vendetta del suo maestro su di esso. Ci sono un paio di idee carine alla base di questa storia, come l'idea di un personaggio fondamentalmente anarchico che vuole cambiare una società che trova in giusta, ma la serie è troppo legata a vari cliché e strutture da Battle Shonen per poter esprimere il suo vero potenziale. In più, i 10 volumi che la compongono si risolvono in un nulla di fatto, con alcuni punti in cui sembra si faccia di tutto per affrettarsi ad arrivare al finale, e finendo per comporre un "prologo di 10 volumi" alla seconda serie, che sembra essere quella che dovrebbe raccontare la trama nel vivo. Sono rimasto abbastanza esterrefatto da questa cosa. I disegni non sono male, sono abbastanza puliti e chiari, ma soffrono di un chara design molto anonimi. Ci sono delle belle scene d'azione, raramente confusionarie e per lo più belle da vedere, ma ad un certo punto i combattimenti si fanno tutti molto simili e si preferirebbe andare avanti con la trama.


+++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

Una delle letture che più mi ha gasato di questo inizio 2017 è il primo volume di Nekogahara, di cui vi ho parlato anche sul blog nel mio ultimo articolo. Si tratta del nuovo lavoro del mangaka che ha creato il mio manga preferito, Shaman King, capirete bene perché mi gaso. Nekogahara è la storia di un gatto samurai fiero di essere un ronin in un Giappone Feudale dove tutti sembrano non vedere l'ora di perdere la propria libertà in cambio dell'apparente sicurezza che un Signore offre loro. Il tutto, raccontato con uno stile grafico stupendo. Volate a leggere la recensione per saperne di più!

Sulla pagina FB del Blog ho anche recensito brevemente l'ultimo film che ho visto, il nuovo reboot di Godzilla attuato dal grande Hideaki Anno, il creatore di Evangelion. La trovate qua.

Per questa Blogletter è tutto, alla prossima!

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...