30/12/16

Il primo volume di Nekogahara, il nuovo manga di Hiroyuki Takei


Uscito ad Ottobre in inglese per la divisione americana della Kodansha, non potevo esimermi dall'acquistare il primo volume di Nekogahara, il nuovo manga di Hiroyuki Takei, autore di uno dei miei fumetti preferiti di sempre: Shaman King.
Sin dall'inizio veniamo introdotti ad un Giappone Medievale che si sta riabituando alla pace, dopo le guerre civili dell'Era Sengoku (il titolo del manga è la fusione tra Sekigahara, luogo dove è avvenuta una delle battaglie decisive, e Neko, che significa gatto). Come è facilmente intuibile dalla copertina e dal nome, il protagonista di questo manga è un gatto samurai, tale Norachiyo, che vive in una società di gatti antropomorfi che ricorda in tutto e per tutto la società giapponese dell'epoca. Si è portati inizialmente a pensare che nell'universo narrativo di Nekogahara i gatti sostituiscano gli uomini, come accade spesso in opere concernenti animali antropomorfi, ma alcuni dialoghi sembrano in realtà suggerire che le terre del Giappone siano abitate anche dall'uomo e che anzi quest'ultimo influenzi molto la vita dei gatti. Pur vivendo in una società composta solo da gatti, nei dialoghi si fa spesso riferimento a tali "Persone" o "Maestri" a cui essi appartengono e che sembrano avere molta influenza sulla loro società, se non addirittura controllarla come un Signore Feudatario. In questo primo volume non appare neanche un essere umano, è quindi un azzardo fare ipotesi, ma a me sembra che Hiroyuki Takei stia cercando di costruire un parallelo tra il sistema feudatario e il rapporto tra l'uomo e un animale domestico. I Gatti che abitano il mondo di Nekogahara abbandonano parte della loro libertà individuale per mettersi sotto un Signore che dà loro sicurezza e stabilità, come degli animali domestici col proprio padrone.


In questo scenario si muove in netta controtendenza il protagonista, un Samurai che in seguito ad un evento tragico, probabilmente accaduto in guerra, viaggia senza più un padrone. Normalmente, i samurai nella sua situazione venivano definiti "Ronin", uomini alla deriva che non dovevano (o non volevano) rispondere ad alcuna autorità. Definizione che si applica perfettamente a Norachiyo, che, in quanto gatto in una società di gatti, si definisce però "Randagio". Un gatto samurai fiero di essere un randagio, un viandante orgoglioso di essere libero e che segue la propria via rimanendo il più lontano possibile dalla società, da lui disprezzata perché simbolo di sottomissione.


Questo primo volume si prende i suoi tempi, accennando a malapena ad una vera trama e concentrandosi sull'introduzione del protagonista dell'opera. Norachiyo appare come un antieroe, sovversivo nel suo credo e quasi un villain nei suoi modi di fare. Una volta estratta la sua spada, non ha alcuna intenzione di riporla finché non si è macchiata di sangue. La calma con cui appare normalmente convive una certa crudeltà e sadismo che viene fuori ogni volta che si fa l'errore di provocarlo, ma dietro i suoi occhi si cela una tristezza profonda legata al suo passato, segnato da un evento che ha posto fine alla sua normale esistenza e inaugurato il suo attuale cammino, quello di un morto alla ricerca del luogo del suo eterno riposo.


Il Takei di Nekogahara è la naturale evoluzione di quello della seconda metà di Shaman King. La narrazione si prende i suoi tempi, più interessata a raccontare i personaggi e la filosofia che li muove piuttosto che nello sviluppare in fretta la trama, mentre il tratto è stato adattato all'ambientazione dell'opera. I contorni con cui disegna i personaggi sono ancora più spigolosi, effetto che si adatta meglio ai volti felini dei protagonisti rispetto a quelli umani delle opere precedenti, le linee sono più marcate e spesse e l'inchiostrazione meno pulita e definita. Soprattutto le tavole più d'effetto sono macchiate da un'esplosione d'inchiostro che viene spruzzato, graffiato o pennellato per dare dinamicità e potenza visiva. C'è una tendenza molto più marcata alla ricerca dell'effetto (graficamente, ma anche narrativamente) da parte di Takei rispetto alle sue opere precedenti. L'ispirazione principale è l'arte giapponese, in particolare la pittura monocromatica ad inchiostro (come facilmente intuibile da queste due illustrazioni rilasciate come teaser d'annuncio: qui e qui). 

In sintesi, il primo volume di Nekogahara è una partenza molto interessante, sicuramente la partenza più interessante tra tutte le opere di Hiroyuki Takei (Shaman King è il suo capolavoro, ma anche la sua prima opera lunga e, in quanto tale, i primi capitoli sono ben lontani dagli apici raggiunti dai volumi più avanti). L'atmosfera del Giappone Medievale ha sempre il suo gran fascino, soprattutto quando si parla di samurai. Le tematiche sulla libertà hanno un grosso potenziale e la filosofia dei personaggi è interessante, come classico di Takei. Graficamente è un piacere da leggere, alcune scene d'azione, a volerla dire tutta, non sono sempre di immediata chiarezza, ma le tavole trasudano così tanto stile e potenza da poterci passare sopra. Il rientrare in un target shonen si avverte poco e sempre in momenti circoscritti a comprimari secondari. Per me è assolutamente da provare, veramente tra le proposte giapponesi degli ultimi tempi più interessanti.

L'edizione americana è ottima. Il formato è 14,5x21, esattamente lo stesso della Perfect Edition di Shaman King pubblicata da Star Comics. La rilegatura tiene bene, ma soprattutto è morbida e perfettamente di sfogliare ed aprire il volume molto facilmente. In più, le prime pagine sono a colori in carta patinata. Consigliatissima, la trovate su amazon.


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