04/11/16

Martin Mystere - Le Nuove Avventure a Colori #1/#2


Annunciata da tempo, è finalmente uscita la nuova serie a colori incentrata su Martin Mystere. Trattasi di un tentativo di svecchiamento del personaggio, immaginandolo come nato al giorno d'oggi e incastrandolo in un approccio narrativo più moderno, ispirato a quello delle serie TV da cui riprende anche la struttura a stagioni. Una miniserie in 12 numeri che compone la prima stagione di questa nuova versione del personaggio e che, a seconda delle vendite, potrebbe continuare in una seconda stagione. Il primo numero è in uscita proprio in questi giorni (il sito della Bonelli riporta 5/11/2016 come data d'uscita), ma a Lucca era possibile acquistare un cofanetto (adesso disponibile sul loro shop) contenente in anteprima i primi due numeri e grazie a cui posso riportarvi le mie impressioni in "anteprima" su questa nuova serie. [L'articolo è senza da spoiler]


Dietro quest'operazione troviamo una writing room composta da Andrea Artusi, Diego Cajelli, Ivo Lombardo, Enrico Lotti e Andrea Voglino coordinati da Giovanni Gualdoni e supervisionati da Alfredo Castelli, padre del Martin Mystere originale. Un lavoro quindi collettivo, in tutto e per tutto uguale a quello che c'è dietro le serie TV americane.


 La serie, ambientata in Italia, ci introduce ad un Martin Mystere sempre americano, sempre tuttologo, ma rinnovato trentenne, più spericolato, al limite dell'incoscienza, ma anche più ombroso e taciturno, lasciando intuire che qualche evento recente lo abbia toccato profondamente e convinto a rintanarsi a Firenze. Tagliato Java, giudicato troppo datato, veniamo introdotti alla nuova spalla: tale Max, nerboruto uomo d'azione e amante dei proverbi, con cui Martin gira la nostra penisola districandosi tra i vari misteri legati alla storia e all'arte italiana (e non solo). La coppia in questi due numeri funziona, anche se Max spicca decisamente poco per caratterizzazione, ma il tiro potrebbe aggiustarsi facilmente con l'andare avanti della trama e lo svelamento degli antefatti.

Parlando di trame, la serie ripresenta il connubio del MM originale tra realtà e impossibile, premendo molto sulla componente sovrannaturale. In questi primi due numeri i protagonisti vengono a contatto con ogni tipo di assurdità con a capo demoni, vampiri, licantropi e altro ancora. Non c'è nulla di veramente innovativo, ma un divertente connubio di tanti elementi vesti in decenni di romanzi, fumetti, film e serie TV dando senso al titolo del primo albo "Ritorno all'Impossibile".


L'operazione di svecchiamento non si è fermata solo alle modifiche effettuate al setting e al cast, tutte per lo più azzeccate, ma anche (e soprattutto) allo stile narrativo. Il tentativo è quello di offrire una lettura senza momenti morti, un ritmo fortemente sostenuto che si traduce in una continua alternanza tra rivelazioni e scene d'azione, abbondanti in entrambi i primi due numeri. Questo sistema rende la lettura estremamente scorrevole e mai noioso, ma come contraltare si porta dietro il difetto di conferire poca profondità ad alcuni personaggi e alcuni passaggi della narrazione dove invece ce ne sarebbe bisogno. Mi riferisco per esempio alle vicissitudini del Golem o a quelle dei Licantropi.

La struttura a "stagione televisiva" è un valore aggiunto della serie e crea un ottimo connubio tra sviluppo a trama orizzontale e quello a trama verticale. Se da una parte ogni numero è legato al precedente e ne è il diretto seguito, allo stesso tempo all'interno delle 98 pagine che compongono ogni albo troviamo un'introduzione, uno svolgimento e una conclusione dando un senso di compiutezza di mese in mese. A questa coesione della trama lineare si aggiungono varie sottotrame che vengono appena accennate, molte anche solo in poche frasi, e che la serie promette di costruire albo dopo albo fino al congiungimento nel finale di stagione.

Dal punto di vista grafico troviamo in questi primi due numeri i disegnatori Fabio Piacentini e Alfredo Orlandi e i coloristi Daniele Rudoni ed Elisa Sguanci. Il lavoro svolto è buono, visivamente troviamo un avvicinamento alla classica Lineachiara francese chiusa in una gabbia bonelliana improntata all'azione: l'utilizzo di vignette più grandi, molte in "widescreen", e di qualche splash-page si sposa bene con la narrazione e lo stile grafico. Lo svolgimento delle scene è sempre perfettamente chiaro, personaggi e sfondi sono sempre dettagliati e, nonostante l'alternarsi dei disegnatori, c'è uniformità tra i due albi (merito dei layout generali di Andrea Artusi). Non un comparto grafico che spicca, ma neanche uno che ostacola la narrazione. Il difetto principale delle tavole è rappresentato dalla troppa rigidità dei personaggi che le popolano. Sia nelle espressioni facciali che nelle pose, appaiono come dei manichini. Questo accade soprattutto nel primo albo, mentre nel secondo la cosa si attenua senza mai veramente scomparire.

In conclusione, i primi due numeri di Martin Mystere - Le Nuove Avventure a Colori non stupiscono, non c'è nulla che non si sia già visto in decenni di narrativa popolare, ma allo stesso tempo si rivela una buona lettura, sia per i fan del personaggio che per i nuovi lettori. Divertente da leggere, con sottotrame potenzialmente intriganti e buone promesse per i prossimi numeri. Io la continuerò di certo.

Come al solito, vi esorto a farmi sapere cosa ne pensate, del fumetto e dell'articolo, nei commenti all'articolo. In più, vi ricordo di mettere il Mi Piace alla pagina Facebook del Blog per rimanere aggiornati su tutti i nuovi articoli.

Vi lascio qui in coda qualche foto del cofanetto e dei due volumi. Il primo presenta un effetto 3D che fa molto anni '90, ma che ho trovato molto ben fatto.



Il retro dei numeri ha un design che, per come presenta
i "credits" del fumetto, ricorda molto quello dei DVD delle serie TV

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