29/06/16

Recensione - Wanted di Mark Millar e J.G. Jones


Uscita nel 2004 sotto l'etichetta Top Cow (Image Comics), Wanted è la prima miniserie della linea Millar World sotto cui Mark Millar pubblica tutti i suoi progetti creator owned. Rappresenta quindi il primo passo di un distaccarsi dalle due major Marvel e DC Comics per diventare la fucina di miniserie e di concept venduti ad Hollywood che è oggi. Ma Wanted rappresenta un preciso linguaggio narrativo che era già presente nelle sue opere precedenti e che qui arriva a piena maturazione, componendo qui la cifra stilistica che permeerà la stragrande maggioranza delle opere da lui prodotte da questa in poi.


Le prime pagine di Wanted ci introducono alla miserabile vita di Wesley Gibson: la ragazza lo tradisce con il suo migliore amico, suo padre lo ha abbandonato quando aveva pochi mesi, fa un lavoro che odia, il suo capo lo tortura ed è continuamente deriso dalla gang ispanica del suo quartiere. Fin dalla prima vignetta, è forte l'impatto con cui Wesley, che è anche narratore in prima persona della storia, faccia un'analisi lucida e cruda di quel che vive ogni giorno. È conscio del grigiore della sua esistenza, ma non c'è alcuna volontà di riscattarsi, solo un passivo tirare avanti in una quieta rassegnazione.

La parola fine su questa vita la pone l'ingresso della sregolata Fox, che svela a Wesley la recente morte del padre, di cui era l'attuale partner, e la conseguente eredità di qualche miliardo di dollari. La condizione per ricevere questo denaro è solo una, ma non tanto semplice: Wesley deve seguire le orme del padre, deve essere sottoposto ad un addestramento da supercriminale. Veniamo quindi, assieme al protagonista, introdotti alla grande verità del mondo: nel 1986 tutti i supercriminali si sono riuniti e hanno sterminato i supereroi, hanno riscritto la realtà stessa facendo credere al mondo che non siano mai esistiti ed ora lo governano in gran segreto.

Da lì, Millar ci immerge in un mondo di eccessi, dove l'immoralità e la violenza la fanno da padrone. Wesley riesce finalmente ad emergere dallo squallore e dà sfogo a tutte le sue passioni e desideri più sfrenati, mentre impara a conoscere l'assurda società dei supercriminali che controlla il mondo e in cui qualcosa si sta muovendo...

L'obiettivo di Millar in questa opera è uno preciso: stupire. Lo sviluppo della trama è quanto di più semplice ci possa essere e la magia di quest'opera sta proprio nella capacità tipica dello sceneggiatore scozzese di stupire con dialoghi, avvenimenti, personaggi che colpiscono, una baraonda di trovate ad effetto che alzano continuamente l'asticella delle trovate geniali. Croce e delizia di quest'opera è proprio la peculiarità di non sapere mai cosa ci riserverà la pagina dopo. Delizia perché non ci si annoia mai ed è un piacere da leggere, croce perché non c'è quasi nient'altro. Concentrata troppo nel mostrare in continuazione "gli attributi", l'opera non si prende mai un attimo di pausa per dare una profondità a quel che viene messo in scena. Non si va quindi oltre l'ottimo blockbuster a fumetti, complice anche la faciloneria con cui molte cose vengono messe in scena.

Graficamente abbiamo J.G. Jones che ben si adatta alla narrazione: confermando l'operazione "blockbuster" portata avanti della storia, il disegnatore non si lascia andare a virtuosismi ma si concentra a dare alla storia il più possibile un taglio cinematografico attraverso un tratto tendente al realismo, vignette in widescreen e contorni di quest'ultime nero pece dal tono "meno fumettistico". Alcuni volti non sono sempre convincenti, soprattutto con l'evidente photo-referring dei protagonisti (Wesley è Eminem, Fox è Halle Barry e il padre del protagonista è Tommy Lee Jones), ma da contraltare c'è un buon lavoro cromatico ad arricchire le tavole: visivamente è percepibile lo stacco tra il grigiore della vecchia vita di Wesley e il colore dai toni scuri della sua nuova vita da supercriminale, come anche la differenza con la vivace spensieratezza del mondo prima della scomparsa dei supereroi.

A chiudere l'opera, un finale metanarrativo e provocatorio che dona tutto un altro sapore alla vicenda mostrandone il vero focus. Quello dipinto da Millar è un mondo che, raggiunta l'età adulta, ha perso qualsiasi colore, Wesley si trascina avanti in una vita che odia, insoddisfacente e senza alternative. A Wesley non sembra solo mancare la spina dorsale per tentare il cambiamento, ma sembra non avere proprio una scelta. Millar non fa altro che dargli una scelta e di catapultarlo in una vita che tira fuori tutto quello che covava dentro di sé, una sorta di sfogo o rivincita sulla vita in cui il lettore è portato molto facilmente ad immedesimarsi. La vena provocatoria esplode però con la constatazione che la rivincita del protagonista non ci appartiene e rimarrà relegata ad un fumetto, fumetto in cui la rivincita viene da una serie di elementi di totale fantasia che, per forza di cose, nella nostra realtà non esistono. Più che un incitamento a reagire, Wanted è la messa su carta di una fantasia comune scritta però da un autore pieno zeppo di idee e tanto basta a darle motivo d'esistere. Un divertissment che funziona alla grande come opera d'intrattenimento e anche come opera provocatoria e che merita quindi almeno una lettura, o almeno è questo il mio pensiero.

Come al solito, vi esorto a farmi sapere cosa ne pensate, del fumetto e della recensione, nei commenti all'articolo. In più, vi ricordo di mettere il Mi Piace alla pagina Facebook del Blog per rimanere aggiornati su tutti i nuovi articoli. Infine, se siete interessati all'acquisto del fumetto in questione, qui trovate l'economica edizione completa in un volume su Amazon.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...