11/06/16

Recensione - Global Frequency di Warren Ellis


2002. Warren Ellis, ormai acclamato sceneggiatore di fumetti americani, torna sull'etichetta che lo aveva lanciato definitivamente, la Wildstorm ex-divisione della Image e acquisita nel '99 dalla DC, per una nuova miniserie di 12 numeri: Global Frequency.


La Global Frequency è un'agenzia di salvataggio che conta mille e uno agenti sparsi per il globo, tutti civili con abilità particolari che, attraverso il cellulare "distintivo" dell'agenzia, vengono contattati da Aleph, la ragazza dal cervello potente quanto un processore di computer, che assembla e organizza i team di pronto intervento. A capo di tutto c'è Miranda Zero, donna dal passato misterioso che ha fondato Global Frequency per mettere in sicurezza i civili da eventi straordinari dove i servizi governativi non sono abbastanza veloci per intervenire. La serie, partendo da questa semplice base, si compone quindi di 12 episodi autoconclusivi in cui Warren Ellis getta Miranda Zero (che, assieme ad Aleph, è l'unico personaggio ricorrente della serie) e il team assemblato di volta in volta in situazioni continuamente diverse, dando alla serie un approccio molto televisivo (doveva infatti diventare una serie TV, poi non se ne fece niente) e immediato


Nuovi personaggi, nuova ambientazione e nuovo problema d'affrontare ad ogni missione. Lo sceneggiatore scozzese sfrutta il concept della serie per poter svagare in tutti gli ambiti della fantascienza che più gli competono. Si passa con facilità, d'episodio in episodio, da una fantascienza più realistica, quasi possibile, ad una più avanzata, buttandoci in mezzo possibili contatti alieni, misteri che viaggiano sulla linea del paranormale e fantascienza horror. La maestria di Ellis sta nel costruire le proprie trame in poche pagine: una manciata di dialoghi e sei già nel vivo dell'azione di questi thriller particolari e sempre diversi.

Global Frequency è insomma un enorme esercizio di stile, nelle cui 22 pagine di ogni episodio vediamo un continuo confluire di idee intelligenti e ponderate che mettono in mostra l'incredibile duttilità dello sceneggiatore. Dalla lotta al terrorismo alla riparazione degli errori del governo, ogni numero è particolare ed originale per ambientazione e costruzione della sceneggiatura, che varia continuamente la sua struttura tenendo sempre il lettore incollato e riuscendo sempre a creare momenti d'alta tensione come ogni thriller dovrebbe fare.

La serie si lascia leggere proprio per queste incredibile capacità di tenere sempre l'attenzione alta, senza ammorbare il lettore con pesanti dialoghi ma concentrandosi sul ritmo della narrazione, sulle continue piccole e geniali trovate e sulla capacità di reinventarsi continuamente. Sicuramente, come stile di scrittura è in seme quello che esploderà nel fantastico Moon Knight in coppia con Declan Shalvey che vi ho recensito qui.

Pur rimanendo una serie ben lungi dall'essere un "fumetto impegnato", Global Frequency non è un anonimo esperimento di Warren Ellis ma è comunque caratterizzata da quella verve critica tipica dell'autore. La mancanza di fiducia negli apparati governativi e il pensiero critico verso la loro inaffidabilità è onnipresente per tutta la serie, come anche la cecità con cui lo sviluppo tecnologico viene portato avanti solo a fini militari. Non è un caso se l'agenzia da cui prende il nome la serie sia composta da soli civili e che sia stata fondata da Miranda Zero dopo il suo passato in organi governativi che le ha causato un certo disprezzo verso di essi.


La serie graficamente si affida ad un disegnatore diverso per ogni numero, esattamente come le serie TV assumono un regista diverso per ogni episodio. Questo porta forse ad una qualità del tratto altalenante (non ho apprezzato lo stile di disegno di tutti gli autori), ma soprattutto ad una continua variazione di storytelling e costruzione della tavola donando ad ogni episodio un'anima tutta sua. Mentre il colorista unico per tutta la serie, David Baron, dona una certa continuità, sulle matite si sono alternati nomi illustri del panorama fumettistico americano come Simon Bisley, David Lloyd, Steve Dillon, Garry Leach, Lee Bermejo ecc.. Le stupende cover sono invece tutte firmate Brian Wood.

Global Frequency è insomma un bel divertissment, una serie fantascientifica che si reinventa ad ogni episodio, sempre caratterizzata da un ottimo ritmo che tiene l'attenzione alta e causa una piccola dipendenza. Ogni numero tira l'altro e non annoia mai, senza bisogno di portare avanti miliardi di trame come altre serie ma semplicemente affidandosi a poche linee guida e ad una grande abilità da "raccontastorie".

Fatemi sapere nei commenti che ne pensate della recensione e della serie. Se vi interessa il recupero, la trovate facilmente su Amazon in questi due comodi brossurati.  Se vi è piaciuto l'articolo, vi ricordo di mettere Mi Piace alla pagina Facebook del blog per poter seguire tutti gli ultimi aggiornamenti. Alla prossima!

1 commento:

  1. Mi sono ritrovato questa serie negli spillati Wildstorm. Sinceramente, non la avevo calcolata più di tanto, puntavo più che altro ad Authority e Planetary, ma vedo che se ne parla molto bene. A questo punto, sono proprio curioso di leggerla

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