01/06/16

Batman: Rebirth #1 - Un'analisi del prologo alla nuova run del Pipistrello


Fresco fresco in America è l'arrivo dell'evento in casa DC Comics di nome "Rebirth". Trattasi nient'altro che di un rilancio collettivo di tutte le testate con nuovi team creativi per nuove run nel tentativo di riaggiustare la rotta dopo un New 52 non troppo brillante (per niente). Dopo il one-shot di grande impatto dedicato al DC Universe scritto da Geoff Johns, questa settimana è la volta dei vari one-shot dedicati alle testate principali dell'Universo DC e che faranno da prologo alle loro nuove run. Fresco di lettura del Batman: Rebirth #1 di Tom King (con collaborazione di Scott Snyder che, con questo numero, passa il testimone a King) e Mikel Janin, ho deciso di scrivere questo breve articolo per parlarvene e fare qualche considerazione in merito. L'articolo contiene spoiler, è inevitabile.


Quel che ci racconta Tom king in meno di 20 pagine è un'avventura completa del Pipistrello ambientata in una precisa scansione temporale giornaliera che va dal Lunedì al Venerdì. Il tempo e la sua ciclicità diventano in questo numero una costante della figura di Batman, le cui gesta sembrano impregnata da un eterno ritorno simboleggiato anche dall'ambientazione temporale; non credo sia un caso che quest'avventura di Batman si incastri perfettamente in quella che possiamo considerare una "settimana lavorativa" (Lunedì-Venerdì). Batman sembra un lavoro costretto a ripetersi e ripetersi: emblema di ciò è anche il dialogo con Lucius Fox in cui Bruce Wayne si interroga su quante volte si è trovato nella situazione di perdere tutto per poi riprenderselo successivamente.


Il tempo è anche protagonista della vicenda che pone Batman nel tentativo di sventare i piani di Calendar Man, che intende stravolgere il naturale avvicendarsi delle stagioni per punire gli uomini e il loro interferire con la natura. La scelta di Tom King di reintrodurre questo villain è una bella ventata d'aria fresca, soprattutto per il modo con cui lo sceneggiatore americano ha deciso di reinventarne la figura donandole una natura inquietante e molto intrigante. Calendar Man invecchia con il passare delle stagioni, in Inverno muore e in Primavera rinasce dal suo vecchio corpo come una farfalla dal bozzolo. Ogni volta con gli stessi ricordi, ma ogni volta come una persona leggermente diversa.

A riflettere su questa caratteristica di Calendar Man è Duke, personaggio introdotto nella precedente run di Scott Snyder e che qui viene chiamato da Batman per prenderlo sotto la propria ala come side-kick. Quel che sostiene Duke è che la natura di Calendar Man lo porta a tornare e ritornare sempre come sé stesso, ma sempre diverso, sempre più forte, e si interroga su come può Batman affrontare qualcosa che va sempre migliorandosi. La risposta per Bruce è ovvia: continuando a migliorarsi. Ed è un tema che si ripete nell'albo già dal dialogo con Lucius Fox, dove vediamo Wayne allenarsi senza sosta, per poi spingersi sempre oltre i propri limiti quando indossa il costume di Batman (mi riferisco alla sequenza subacquea). Ma parte di questo miglioramento è anche l'introduzione di questo nuovo side-kick che Bruce decide di addestrare. È un miglioramento non solo perché due teste sono sempre meglio di una, ma soprattutto nel modo con cui decide di non rinnovare il binomio "Batman-Robin" classico ma di tentare un approccio differente che probabilmente reputa migliore. 

Questo riflettere sulla figura di Batman, spingendolo oltre i propri limiti e introducendo il nuovo per cambiare e migliorare ricorda, con le dovute differenze, il lavoro che fece Grant Morrison con la sua run. Ovvio che stiamo parlando di meno di 20 pagine di fumetto e che quindi siamo ben lontani dal poter fare un paragone del genere, ma già la run precedente di Scott Snyder doveva molto a quella dello scozzese e probabilmente l'eredità di quelle storie non si è ancora esaurita (e forse non si esaurirà mai). Dal canto mio, sono molto interessato a questa run di Tom King e questo inizio mi è parso molto promettente. L'unico difetto è che l'albo sembra finire subito e si arriva alla fine con la voglia di averne subito ancora. Ma questo, forse, è un pregio.

Un pregio sicuro è il lavoro grafico di Mikel Janin, che si allontana da Greg Capullo per concentrarsi su un approccio più realistico e molto meno cartoon, senza però risultare troppo plastico. La costruzione della tavola tenta sempre soluzioni differenti, senza mai innovare ma tenendosi raramente su una gabbia classica. Inoltre, la bellissima splash page iniziale è molto debitrice di J.H. Williams III. Il vero peccato qui è che, per mantenere la cadenza quindicinale della testata, dovrà alternarsi spesso con David Finch ai disegni, che non è mai stato una garanzia di qualità ma solo una pessima reminiscenza degli anni '90.

Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate dell'albo, della mia analisi e cosa vi aspettate da questa run. Inoltre, se l'articolo vi è piaciuto, vi ricordo di mettere like alla pagina Facebook del blog per rimanere sempre aggiornati sui miei prossimi post!

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...