06/05/16

Dylan Dog 356 - La Macchina Umana


Questo numero 356 è inaugurato da una bellissima copertina di Stano che ritrae il nostro Dylan nel grigiore di un ufficio, un ufficio reso sconfinato e labirintico dalla scelta dell'angolazione per l'inquadratura e il cui unico contrasto è rappresentato dalla camicia rossa di un indifferente Dylan Dog in un mare di caos, rappresentato da dipendenti maltrattati dai mostri che, presumibilmente, sono i loro superiori. Forse un po' banale il messaggio che si vuol far passare, ma il modo è d'impatto ed è sicuramente meritevole. Accoppiandosi poi con il titolo, fa ben capire di cosa parla la storia imbastita da Bilotta.
Incastrando Dylan Dog in una realtà straniante, quella di un lavoro d'ufficio i cui modi ed usi rigorosi sfociano nel grottesco, Bilotta ci catapulta con questo numero in una messinscena di metafore atte a descrivere il sistema di lavoro capitalistico come una macchina di sfruttamento che priva dell'umanità di chi la manda avanti.


Una narrazione di piccoli eventi quotidiani ci dona una panoramica esemplificativa di quest'ufficio, i cui lavoratori sono ingabbiati in una routine fatta di doveri e che non si rendono conto di quel che realmente sta accadendo loro. Sono incantenati al lavoro attraverso catene che si sono messi da soli, accettando di partecipare a questo sistema che sembra l'unico modo per andare avanti. Catene invisibili, perché rappresentate da una forza psicologica, e non fisica, che li tiene a sé anche radicando in loro l'idea di consumismo: una ricompensa per il loro duro lavoro che è invece solo un lontano miraggio. Questi uomini lavorano per potersi godere il loro tempo libero, tempo libero che non hanno perché devono lavorare: un cane che si morde la coda.


In questo spaventoso teatro fatto di personaggi immobili nella loro situazione perché impossibilitati a reagire, Dylan percorre il suo cammino verso una presa di coscienza su quanto sia sbagliato ciò che vede tutti i giorni. Seppur bloccato in una situazione di cui non ricorda gli inizi (anche se il lettore abituato alla serie possa immaginare facilmente i come e i perché) e anestetizzato dall'indifferenza altrui, il nostro Indagatore dell'Incubo non rinuncia facilmente ai suoi valori e intuisce molto presto che c'è qualcosa che non va, rimanendo però abbastanza confuso sul come questa Macchina Umana vada bloccata.


Straordinari i disegni di Fabrizio De Tommaso, copertinista di Morgan Lost (serie le cui copertine sono straordinarie, peccato per le storie al suo interno...) che qui dà prova della sua bravura alle tavole di una storia a fumetti. Disegni precisi e puliti, con vari tratteggi, e una costruzione della tavola che, seppur sia abbastanza classica, non si fa limitare dalla gabbia Bonelli. De Tommaso gioca spesso con inquadrature e prospettive, rendendo interessante ogni vignetta, e i suoi personaggi hanno una recitazione fantastica. I volti, soprattutto nei primi piani, hanno sempre qualcosa da raccontare ed in un paio di sequenze notturne e oniriche ha dato sfoggio di altri tecniche molto funzionali alla narrazione. Spero sinceramente di rivederlo presto all'opera.

La storia va avanti tenendo l'interesse alto per la tematica tratta e il modo con cui viene presentata, Bilotta scrive anche un Groucho fantastico e in generale l'albo non annoia mai. Divertente e significativa la trovata del falso finale a metà storia, l'intento di affermare che la soluzione ad una tale problematica non può e non deve essere così facile è ben esemplificato e in più mi ha ricordato un espediente che René Goscinny utilizzava spesso in Lucky Luke. Ma, nonostante questa interessante "dichiarazione d'intenti", l'albo prende verso l'ultimo quarto una piega abbastanza facile, piega che comunque si sentiva già in alcuni punti dall'inizio. Sebbene alcune metafore carine e molti argomenti siano descritti bene (l'alienazione), argomenti troppo grandi vengono affrontati con troppa facilità e liquidati in pochi passaggi. È sicuramente una storia che avrebbe meritato molto più approfondimento e che in 100 pagine non permette di esaurire tutto quel che ci sarebbe da dire sulle questioni messe in ballo.


Rimane comunque un albo interessante, sicuramente sopra la media di questo rilancio di Dylan Dog che ormai ha dimostrato di aver tradito per lo più la maggior parte delle sue promesse. La speranza è di vedere di nuovo questa coppia, sia su Dylan Dog (magari in una storia meno ambiziosa da rinchiudere in 96 tavole) che altrove.

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1 commento:

  1. Per me uno dei migliori DD da molto tempo a questa parte. E già che ci sono... ti invito a fare un salto da me :) http://www.cumbrugliume.it/2016/05/29/liebster-award-2016/

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