12/02/16

Se Rick Remender mette le mani sul Punitore...



Prima di essere l'attuale scrittore sulla cresta dell'onda del panorama fumettistico americano, Rick Remender scrisse, tra le tante cose, una piccola run sul Punitore iniziata nel 2008. Erano gli anni del Dark Reign, che per i profani si può riassumere in "Norman Osborn (Goblin, l'arcinemico di Spider-Man) si è trovato nel posto giusto al momento giusto e ha fregato l'intera America ed è diventato Presidente degli USA, dando inizio ad una delle pagine più oscure della storia americana (della continuity Marvel)", e tutti i personaggi Marvel stavano vivendo storie decisamente strane.


In quell'epoca buia, Rick Remender prende le redini del personaggio del Punitore e fa l'unica cosa logica da fare: gli dà in mano un fucile da cecchino skrull e glielo fa puntare sulla testa di Norman Osborn. Inutile dire che, ovviamente, l'attentato non va a segno (dalla copertina postata in apertura, potete anche capire chi ha sventato il tutto), ma è così che senza fronzoli Remender ci butta nella sua corsa con il Punitore.

Introducendo quindi un nuovo nerd alla guida delle operazioni di Castle, il Punitore comincia la sua rumorosa battaglia contro il crimine tollerato ed agevolato sottobanco da Osborn e quindi contro il suo attuale controllore: The Hood, un personaggio che al momento controllava vari poteri demoniaci tra cui quello di resuscitare i morti. Ironico che il Punitore, l'uomo nell'Universo Marvel la cui vita è più di tutte caratterizzata dalla costante presenza della morte tanto da indossarla come logo, si ritrovi ad affrontare un criminale con il potere di riportare in vita i morti. Okay, forse non è troppo divertente.
Il primo story-arc è quindi un bel divertissment in cui Remender ci propone tanta bell'azione e scene d'effetto, in uno stile che viaggia sul filo del rasoio tra "figata stratosferica" e "pacchiano, veramente pacchiano", tendendo sempre per la prima e senza mai strafare veramente troppo. Il tutto è confezionato dai disegni di un Jerome Opena dallo stile ancora acerbo, si riconosce che è lui ma si stenta a credere che sia lo stesso disegnatore della successiva run sulla X-Force (sempre in coppia di Remender). Le tavole sono comunque belle e molto cinematografiche, in più con il passare dei numeri il tratto migliora incredibilmente e quei pochi difetti vanno semplicemente attribuiti a chi colora e inchiostra.


Questa scena è il sunto di tutto quello che ho detto.
Dopodiché le cose iniziano a farsi dannatamente serie. Il registro della storia rimane quello sopra le righe che aveva caratterizzato l'inizio, ma le vicende iniziano a farsi dark quanto l'atmosfera e Remender decide di buttare in pasto il Punitore a tutto ciò che quest'ultimo preferirebbe evitare. Quello che l'autore fa in questa parte della storia è decostruire il personaggio attraverso tutti i comprimari e le vicende, smontandolo pezzo per pezzo e spezzando infine quel che ne rimane. Lo fa velocemente, in modo preciso e mirato, distruggendo il personaggio psicologicamente e, ad un certo punto, fisicamente. Quando parlo di decostruzione però, non parlo della normale decostruzione a cui si è abituati. Non è quel "mostrare il lato più umano di un personaggio". No, qui si tratta di mostrare quanto il Punitore sia ormai realmente un mostro completo e di come non ci sia via di scampo a questo. L'autore non fa altro che mostrare quanto sia un personaggio mentalmente irrecuperabile, e lo fa alla grande portandolo a compiere delle azioni impensabili e che vi lascio il piacere di scoprire da voi con la lettura. Ai disegni, in questa saga troviamo Tan Eng Huat che non è propriamente un mostro. Svolge bene il suo compitino, ma fatica a trovare una sua dimensione tra il suo stile e il lavoro operato da Opena precedentemente.


Arriviamo dunque al giro di boa della serie. O meglio, al rilancio. La serie si praticamente chiude con il numero 10, la fine dello story-arc di cui vi ho parlato finora. Dopodiché in una serie parallela, Dark Reign: The List, il Punitore viene letteralmente fatto a pezzi da Daken, il figlio di Wolverine, e i pezzi del corpo vengono rubati. Ora, perché mi sono permesso di fare questo spoiler apparentemente enorme? Semplice, sebbene anche questo numero esterno sia scritto da Remender (con un John Romita Jr in ottima forma), non fa parte seriamente della sua run ma ne tiene solamente a mente gli eventi. I 10 numeri precedenti non erano in preparazione a questo, ma in preparazione al loro finale e a ciò che accadrà dopo questo. Questo numero è una semplice transizione, probabilmente imposta dall'alto, che Remender ha semplicemente saputo sfruttare per i comodi propri.

Dopo tutta la decostruzione operata nella sua saga e l'intermezzo imposto, inizia la seconda e ultima parte della saga. Per una serie di eventi che non sto a raccontarvi per lasciarvi il piacere di scoprirli leggendo, il Punitore viene ricostruito come un novello mostro di Frankenstein e si ritrova immerso in una società di mostri. Remender decide di prendere i pezzi rimasti del personaggio e di giocarci. Aiutato dalle matite del mai troppo lodato Tony Moore (seriamente, lo adoro), nella saga di Franken-Castle il personaggio viene esasperato in modo grottesco e ribaltato con pochi colpi di genio. Dopo averne dimostrato la completa natura di mostro, viene qui calato completamente in una società di mostri che sono però molto più umani di quel che sembrano e viene messo contro un essere umano che è praticamente uno specchio-parodia di quel che Frank Castle è: un mostro.

Geniale, vero?

Assolutamente. Ironico, grottesco, violento, splatter e di grande intrattenimento, questa saga porta allo stremo il registro sopra le righe della precedente abbandonandone buona parte dei toni dark.


La veloce run di Remender (nonostante la mole di situazioni, sono solo 21 albetti americani + i numeri esterni con Daken) viene portata a compimento infine con un piccolo story-arc in cui, dopo essere stato rivoltato come un calzino, il Punitore si prende una piccola rivincita e tenta di riprendersi la sua dimensione nell'Universo Marvel. Nulla di memorabile, ma questa saga è iniziata come un divertissment e viene portata a termine con un divertissment.

Tirandone le somme, è una saga molto strana, ben lontana dall'approccio iperrealistico tipico del personaggio, ma che regala belle soddisfazioni ed è ricca di tanti bei spunti sul personaggio che le donano un certo spessore, nonostante tutto. Una di quelle letture che si fanno a tempo perso, ma che appassionano come poche altre. L'ennesima conferma che Rick Remender è uno scrittore con gli attributi.
P.s.: Questa Run ha regalato uno degli outfit e relativi momenti del Punitore
 più fighi di sempre
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