01/12/15

Recensione - Il Gioco dell'Oca di Stefano Munarini e Mauro Ferrero


L'ultimo arrivato della collana "LeAli" dell'editore romano Tunué è "Il Gioco dell'Oca", un piccolo racconto dal sapore underground scritto da autori italiani, ma ambientato nel mondo del fumetto americano negli anni '90.

Lo sceneggiatore Stefano Munarini ci racconta di Jason Ruston, un ventenne appassionato di fumetti che non sta combinando nulla nella sua vita. Lavora in un fast food, vive con i genitori e spende tutti i suoi soldi in fumetti. Un'esistenza caratterizzata da una tranquilla apatia, senza alcuna motivazione e nessuno scopo, il cui unico interesse è vivere la vita nel modo più facile possibile.

La miccia che dà il via al "Gioco dell'Oca" è l'arrivo di uno sceneggiatore di fumetti nella fumetteria frequentata da Jason. Ascoltando di come all'uomo siano stati offerti vitto e alloggio, al ragazzo un'idea: farsi invitare dalle fumetterie spacciandosi di volta in volta per uno sceneggiatore di fumetti diverso per farsi delle magnifiche vacanze pagate e avere i propri minuti di gloria, tutto a costo e fatica zero ovviamente.


La collocazione temporale non è un dettaglio inutile, ma un particolare fondamentale per dare la giusta verosimiglianza alle vicende di Jason. Il fumetto americano, negli anni '90, era principalmente caratterizzato da due cose: le speculazioni e i disegnatori superstar. La seconda spiega come il nostro protagonista riesce a spacciarsi così facilmente per uno sceneggiatore, perché fondamentalmente gli sceneggiatori non li conosceva nessuno. Gli idoli dei comic book di quegli anni erano i disegnatori, McFarlane o Liefeld erano nomi in grado di attirare milioni di compratori (non è un caso che la rivoluzione Image Comics fu attuata da un team di disegnatori!), a differenza di chi forniva loro i testi. In secondo luogo, vi erano le speculazioni. Tra variant e autografi, in molti erano convinti di poter diventare ricchi grazie ai fumetti (come il nostro protagonista ad inizio della storia) ed è probabilmente per questo che Jason era ben accetto nei vari luoghi sconosciuti da lui contattati.

Jason inizia quindi a saltellare in giro per le fumetterie d'America rubando di volta in volta un'identità diversa finché, per sua sfortuna, non finirà sulla casella sbagliata del suo "gioco dell'oca" e non si ritroverà costretto a fare i conti con quel che ha fatto e sul perché lo ha fatto.

Quella raccontata da Munarini è una storia incredibilmente semplice, che si spoglia di qualsiasi forte costruzione emotiva per acquisire un forte tono di quotidianità. Gli eventi si susseguono velocemente, trascinando il lettore che prima vuole sapere come andrà a finire la storia e poi inizia a patteggiare per il protagonista sperando che finisca bene.
Questo ritmo di narrazione si sposa perfettamente con i disegni di Ferrero che, richiamando in modo fortissimo l'underground americano, non si perdono in fronzoli, ma descrivono con precisione il grigiore dell'esistenza di Jason attraverso questi continui primi piani raramente sorridenti, che esploderanno in alcune lacrime tra le più genuine che io abbia mai letto.

In sostanza, questo "Il Gioco dell'Oca", come già detto, è un breve racconto ambientato nel mondo del fumetto anni '90 dal forte sapore indie. È una storia fatta di piccole emozioni, piccole speranze e di piccoli sogni irrealizzati. Un fumetto genuino per qualsiasi tipo di lettore.

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2 commenti:

  1. Bella recensione!
    Avrò il volume tra qualche giorno, a questo punto non vedo l'ora di leggerlo! :)
    Ciao!

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    Risposte
    1. Grazie, era un po' che non ne scrivevo una (problemi tecnici..) :D Speriamo non ne passi altrettanto prima della prossima xD

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