21/07/15

Norwegian Wood di Haruki Murakami


I Beatles sono stati, e rimangono, una band importantissima per la formazione della mia persona. Non ho paura di dire che se non avessi iniziato ad ascoltare, sviscerare, a nastro le loro canzoni qualche anno fa adesso non sarei la persona che sono oggi. Anche per questo sono la mia band preferita. È questo fondamentalmente il motivo per cui mi sono gettato su questo romanzo: perché si intitola come una delle mie canzoni preferite del gruppo.




Norwegian Wood di Haruki Murakami è un romanzo molto intimo, fatto di sensazioni accennate dal narratore e di sensazione impresse sul lettore. Ad un certo punto, uno dei protagonisti descrive così la canzone che dà il titolo al romanzo:
"Quando sento questa canzone a volte divento tremendamente triste, non so perché ma ho la sensazione di vagare in una foresta profonda, - disse Naoko. - Come se fossi da sola, al freddo e al buio, e nessuno venisse ad aiutarmi."

E, se dovessi limitarmi a descrivervi le mie sensazioni durante la lettura di questo libro, è quasi quel che vi direi anch'io. Leggere questo romanzo incupisce, porta a galla una malinconia che non si era consci di possedere ma allo stesso tempo non rende completamente tristi. È come un pomeriggio piovoso d'inverno, quella particolare condizione atmosferica ci ricopre di una patina di tristezza ma allo stesso tempo siamo attaccati alla finestra come affascinati da essa. Difficile dire perché.

Raccontato sotto forma di un flashback del protagonista sui suoi anni dell'università, il romanzo di Murakami esplora la vita sentimentale di Toru Watanabe legandola indissolubilmente al tema della morte che impregna tutto il romanzo divenendo quasi una dei protagonisti essa stessa. Non fraintendetemi, non è una storia sull'elaborazione del lutto bensì il racconto di come la morte sia parte integrante della vita, una parte che porta inevitabilmente sofferenza e che non può essere superata, ma da cui si può imparare sempre qualcosa.

I personaggi che si avvicendano in Norwegian Wood sono tutti personaggi tristi e soli, degli outsider per cui è quasi impossibile integrarsi con la società, soprattutto il protagonista. Figure destinate ad attrarsi tra di loro nel tentativo di affrancarsi di questa loro solitudine e, allo stesso tempo, figure destinate a continuare il loro viaggio in solitudine. Tutte particolari, tutte con una propria visione del mondo e un approccio alla vita.

Lo stile narrativo dell'autore è quasi un "organizzato divagare". Gli spunti da cui prendono il via le varie parti del romanzo sembrano spesso elementi di assoluta irrilevanza che però poi, a modo loro, divengono ricorrenti caratterizzando facilmente l'ambiente , mettendo a suo agio il lettore quando compaiono e lasciandolo disperso quando non ci sono.

Le vicende sono ambientate a cavallo tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, cronotopo che si sente con molta forza nel romanzo quando sentiamo parlare di rivolte studentesche, di schieramenti politici e della musica che passa alla radio. Un'ambientazione temporale a cui però i personaggi sembrano quasi sordi, calati come sono nella loro egocentrica intimità, ma che in realtà li tocca percettibilmente. Il Giappone qui descritto è un Giappone che mantiene tutte le sue tradizione e usanze, ma è anche un Giappone profondamente influenzato dallo sdoganamento della cultura occidentale in seguito alla Seconda Guerra Mondiale e alla dominazione americana.

Come dicevo prima, Norwegian Wood è un romanzo intimo, non ci sono grandi sviluppi di trama, alcuni sono molto scontati, e il perno del tutto è delicato momento del passaggio dall'adolescenza all'età adulta a cui i protagonisti si affacciano con i loro bagagli fatti di trascorsi caratterizzati dalla solitudine e dalla morte. Bagagli che non sono fatti per essere buttati alle spalle, ma per essere portati per tutta la vita con la loro sofferenza e i loro insegnamenti. Attraverso le parole di Murakami ci si ritrova a vagare per questo Giappone malinconico, ecco perché il titolo "Tokyo Blues" della vecchia edizione, alla ricerca di risposte che non sappiamo dove, come e se arriveranno. È però un vagare che sentiamo di dover fare, che vogliamo fare e che aiuta a maturare qualcosa dentro di sé.

"Per quanto una situazione sia disperata, c'è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c'è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all'oscurità."




2 commenti:

  1. Se prima ero "solo" tuo fan, ora sono un tuo adepto e sono pronto ad uccidere per te!
    :-D
    Per quello che hai detto sui Beatles, intendo :)
    Il romanzo l'ho letto moltissimi anni fa, per lo stesso motivo per il quale l'hai lòetto tu, e devo confessare che non mi aveva colpito molto...
    Ma ho, come sempre, letto molto volentieri la tua recensione :)
    A presto!
    tuo adepto, Orlando

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    Risposte
    1. Forse, sotto sotto, è la passione comune per i Beatles che ci fa andare così d'amore e d'accordo... xD

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