21/05/15

Analisi - Il Ritorno del Cavaliere Oscuro: La Figura del Pipistrello


Parlare di "Analisi" è un azzardo. Dopo aver riletto ancora una volta il capolavoro di Frank Miller, mi è venuta voglia di parlarne. Perché è come se non riuscissi a tenermi dentro la grandiosità che provo nel leggere quest'opera maestosa. Questo è quindi il primo di una serie di articoli sui vari temi affrontati ne "Il Ritorno del Cavaliere Oscuro" di Frank Miller. Non prendetela come un'analisi, prendetela come una serie di pensieri in (semi-)libertà. Ovviamente gli articoli conterranno spoiler.




L'apporto più importante di Frank Miller alla mitologia del Cavaliere Oscuro è sicuramente il modo con cui, attraverso quest'opera, ne ha riscritto la psicologia. La storia si apre 10 anni dopo il ritiro dalle scene di Batman e ci mostra un Bruce Wayne spento, un morto vivente che si trascina in un'inutile esistenza. Gordon, per incoraggiarlo a reagire, gli consiglia di trovarsi una donna, ma Bruce sa di cosa realmente ha bisogno. Bruce ha bisogno di indossare di nuovo il costume di Batman per tornare a vivere, per restituire un senso al suo essere sulla Terra. Senza, Bruce Wayne non ha senso.
Non a caso, nel suo vagare senza meta, finisce per l'ennesima volta a Crime Alley, il vicolo in cui i suoi genitori sono morti, e, rievocandone il ricordo, descrive l'assassino della sua innocenza come "L'uomo che ha tolto ogni senso dalla sua vita".

Delle attività svolte da Bruce Wayne in questi 10 anni, l'unica di cui veniamo a conoscenza è l'impegno e il denaro speso per la riabilitazione di Harvey Dent, attraverso una chirurgia facciale e una cura psichiatrica.
Prima di proseguire, vorrei spendere due parole sulla rappresentazione grafica della prima scena in cui appare Harvey Dent. Miller suddivide simmetricamente ogni inquadratura dell'entrata in scena di Due Facce in due vignette, volte a rappresentare l'ossessione per la dualità del personaggio. L'artificio grafico si interrompe poi, precisamente, nella vignetta in cui, tolte le bende, Dent ammira il suo volto ricostruito uniformemente, che torna ad essere uno. Non ci viene però mostrato integralmente, come a lasciar intendere che non è poi così scontato quale sia la "faccia" morale di Due Facce ad essere sopravvissuta.


Intervistato in merito agli scetticismi di chi vede impossibile una riabilitazione di Dent, Bruce parla di "Credere che i nostri demoni personali possano essere sconfitti". Il riferimento è, ovviamente, a sé stesso. Miller inizia qui un parallelismo Batman/Due Facce che porterà avanti per tutto il primo capitolo. Entrambi sono infatti uomini retti assediati da un demone che ha preso il controllo della loro persona a seguito di un evento drammatico che ha tolto senso alla loro vita nella società fino a quel momento*. Parallelismi tra Batman e i suoi nemici se ne sono fatti molti, ma forse questo è quello più destabilizzante. Batman diviene qui un emarginato della società, un "freak", proprio come i mostri contro cui combatte.

La notte stessa dell'intervista a Dent, Bruce ha un incubo sul suo di demone attraverso cui rievoca il racconto di come questo seme sia stato piantato in lui: la caduta nella Batcaverna e l'incontro/scontro con il pipistrello.





Il nostro Cavaliere Oscuro è, però, incredibilmente lucido nella sua "pazzia". Non vede il suo demone interiore come una cosa psicologica, bensì come un'entità mitologica che lo ha scelto e predestinato al suo futuro. Dopo questa scena, la vita di Bruce Wayne appartiene al Pipistrello che attende in disparte che arrivi il suo momento. Attorno a questa scena, Miller costruisce dal punto di vista formale un'apparizione quasi liturgica. Non a caso, Bruce cade nella tenebrosa caverna inseguendo un coniglio nella sua tana, evidente riferimento all'incipit de "Alice nel Paese delle Meraviglie". E ancora, la narrazione si fa più "pomposa" attraverso i testi. Qui sopra vi ho riportato le vignette in cui il Pipistrello imprime la sua essenza nello spirito del piccolo Bruce. Queste, a differenza delle altre, le ho volute inserire in lingua originale per segnalare come l'autore abbia voluto rendere la scena il più sospesa possibile. Ritroviamo infatti varie allitterazioni ma soprattutto una continua rima in "-ing" e "-est", quasi a dare un'impronta da poema epico alla scena.




Bruce ha smesso di essere succube del pipistrello. O per lo meno è quel che crede. Ogni notte, la parte della giornata in cui i pipistrelli si svegliano dal loro sonno, il miliardario affronta una battaglia per non tornare sotto il suo controllo nonostante ciò significhi lasciare che la sua vita appassisca e perda di significato. Il motivo è un senso di colpa, un altro. Come la morte dei genitori lo ha portato a diventare Batman, allo stesso modo la morte di Jason Todd, il secondo Robin, lo ha portato a svestirne le vesti. La vita di quest'uomo sembra essere guidata solamente dalla morte e dai sensi di colpa.




Batman è il destino di Bruce Wayne. Un destino beffardo, impossibile da modificare e deciso a riprenderselo. Quella sera stessa, dopo aver rievocato le origini del suo demone, Bruce finisce per riportare alla mente la motivazione per cui si è lasciato andare. In TV trasmettono il film "Il Segno di Zorro", lo stesso film che era andato a vedere con i suoi genitori la notte in cui sono stati uccisi da un ladruncolo da strapazzo, la stessa notte in cui tutta la sua vita ha perso ogni senso.
A questo proposito, andando a pescare in un'altra opera di Frank Miller, il più bistrattata (e a ragione) "All Star Batman & Robin", troviamo un aggettivo accostato a Batman che, per la caratterizzazione qui data, gli calza a pennello. Bruce, presentandosi ad uno spaventato Dick Grayson, appella sé stesso come il "Goddamn Batman", il "Batman Dannato da Dio". Una definizione azzeccatissima che descrive alla perfezione lo stato di "condannato" che vive questo tormentato Bruce Wayne descritto da Miller.




Magistrale la scena in cui Bruce Wayne torna ad essere Batman. L'uso della prospettiva nelle inquadrature trasforma la finestra in una metafora della prigione in cui è stato rinchiuso il Pipistrello, che torna a scatenarsi con il temporale di ricordi di quella notte. Un ritmo scandito dai lampi porta ad un climax crescente in cui l'inquadratura si restringe sul viso di Bruce che si decide ad alzare la testa, pronto ad accettare il suo destino. Un pipistrello irrompe dalla finestra, Il Pipistrello si libera dalla prigionia. Bruce Wayne non c'è più. Rimane solo Batman.










Il primo atto si conclude infine con il tirare le somme di questo Batman dannato, dando un fine al parallelismo tra Due Facce e il Cavaliere Oscuro. Harvey Dent, nonostante la cura psichiatrica e la chirurgia facciale, si rivela essere rimasto il pazzoide che era. Chiudendo gli occhi, rimanendo solo in ascolto, Batman riesce a vederne il vero volto. Quello completamente sfigurato dalle cicatrici dell'animo che sono troppo profonde per essere risanate. Allo stesso modo, nella sequenza di vignette sotto, troviamo la figura di Batman sempre più in penombra, fino al buio completo. L'uomo non c'è più, c'è solo il pipistrello. Come non c'è più Harvey Dent, il promettente procuratore dalla ferrea morale, ma solo Due Facce, il criminale malato di mente con un'ossessione per la dualità della vita.


Rimane quindi una sola, ultima, importantissima, cosa da dire sul Crociato Incappucciato di Frank Miller. A questo Batman piace essere Batman. Gli piace, dà senso alla sua vita, lo ringiovanisce. Rischiare la vita lo fa sentire vivo, terrorizzare i criminali lo appaga, affrontare nuove sfide, dimostrare la sua superiorità... sono tutte cose che adora. Non è Batman solo perché c'è bisogno di Batman, è Batman perché vuole essere Batman. Esemplare la scena il cui vertice è raggiunto dalla tavola qui sopra a destra. Batman, con la sua indistruttibile Batmobile, ha sgominato in totale sicurezza l'intero esercito della banda dei Mutanti. Rimane solo il capo, un energumeno massiccio e giovane contro cui difficilmente ne uscirebbe vivo in uno scontro corpo a corpo. Potrebbe abbatterlo con il semplice premere di un pulsante, rendendo mute le sue grida di sfida e di scherno. Ma sceglie di non farlo, accetta la sfida e decide di andare incontro ad una sconfitta certa. E lo fa con un ghigno, con quel terribile ghigno.


*So cosa state pensando... "Perché Due Facce e non Joker?". Forse, per il senso di giustizia personale che ciascuno dei due, Harvey e Bruce, si sono creati per provare a dare un nuovo ordine a quel caos che hanno capito essere la vita. Ma, molto più probabilmente, è dovuto al fatto che le origini del Joker erano ai tempi sconosciute. "The Killing Joke", la storia di Alan Moore, è infatti di due anni successiva al "Ritorno del Cavaliere Oscuro".

Questo primo articolo è uscito veramente lungo, spero di non avervi annoiato con cose che già avevate compreso e magari di avervi stimolato alla rilettura di questo capolavoro. Fatemi sapere cosa ne pensate dell'analisi nei commenti.

Se l'articolo vi è piaciuto, vi rimando alla mia pagina Facebook per poter rimanere aggiornati sui prossimi così da non perdervi neanche una delle altre analisi su quest'opera. Se volete acquistare il fumetto in questione ad un prezzo scontato, ecco il link di Amazon all'edizione in Italiano e qui quello all'edizione in lingua originale ancora più economica.

6 commenti:

  1. Un articolo scritto con cognizione di causa, secondo me riesci ad esprimere le tue opinioni rimandando a concetti ben espressi nell'opera per aiutarti a "validare" la tua tesi, se ne vedessero più spesso di articoli così....
    Bravo ancora e continua così (ps: FORZA BATMAN)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato l'articolo :D

      Elimina
  2. Con super-ritardo ("da grandi ritardi derivano grandi scuse"...) ho finalmente letto l'articolo e ti faccio i miei complimenti dal profondo del cuore!
    (...e con un po' di benevola invidia per come scrivi ^__^)
    A presto.
    Orlando

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahaha, meglio tardi che mai!

      Grazie per il commento, non credo tu abbia nulla da invidiarmi :D

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...