13/04/15

Recensione - Le strade di sabbia di Paco Roca


Nel momento in cui non sei tu a decidere dove andare, ti sei perso.

Nome: Le strade di sabbia
Autori: Paco Roca
Numeri: Volume Unico
Genere: Slice of life/Surreale
Anno: 2009

"Perso", come il protagonista de "Le strade di sabbia" che, nel tentativo di non arrivare tardi ad un appuntamento, si ritrova completamente disperso in un labirintico quartiere da cui sembra impossibile uscire. Un quartiere surreale, un intrico di strade, di vite, in cui perdersi e rimanere aggrovigliati mentre il tempo ci sfugge. Un luogo da cui il protagonista tenta inutilmente di scappare, come intrappolato in sabbie mobili che non permettono la risalita.


"Perso", come il protagonista di questo racconto di Paco Roca che, annullando sé stesso in funzione degli altri, ha perduto la propria identità trascinato dalle esistenze di chi lo circonda. Quella dell'(ormai) "Uomo senza nome" è una vita che deve vivere, non che vuole vivere. Una vita a cui deve far ritorno, senza sapere perché, come se fosse tutto la naturale e necessaria conseguenza di una strada, sbagliata, imboccata all'inizio del proprio cammino.


"Persi", come gli abitanti del quartiere "Le strade di sabbia" che, incastrati nelle loro fobie, nelle loro illusioni, nei loro compiti, si ritrovano completamente immobili nonostante il loro continuo darsi da fare. Intrappolati nel continuo movimento circolare della loro esistenza, vivono le loro vite apparentemente fuori da ogni logica senza che niente cambi mai, lasciando che il tempo passi inesorabilmente mentre i rimpianti si accumulano.


"Le strade di sabbia" è un racconto dove Lewis Caroll e Franz Kafka si incontrano e danno luogo ad un'allegoria della vita intrisa di surrealismo,poesia e malinconia. La matita di Paco Roca illustra con un tratto delicato, tipico dell'animazione europea, le esistenze degli abitanti dell'hotel "La Torre", località simbolo di una condizione in cui tutti possiamo incappare. Per quanto possano sembrarci assurdi e distanti, tutti i personaggi qui descritti sono potenti metafore di persone che hanno perso le redini della propria vita e che, in fondo dei loro animi, desiderano ardentemente riprenderne il controllo, per prendere fiato e ricominciare a vivere. Anche solo dedicando un po' di tempo a sé stessi. Anche solo dormendo semplicemente un po'...

Recensione molto breve per un fumetto che meriterebbe fiumi e fiumi di parole, ma ci accontentiamo. Era ormai tantissimo tempo che non scrivevo di fumetti su questi lidi e son contento di tornare a farlo con un'opera così interessante che spero possa piacervi tanto quanto è piaciuta a me. Dedico questa recensione al fratello(ne) Orlando Furioso, di cui potete trovare il blog a questo link, che mi ha recentemente dedicato un premio per il blog invogliandomi così a tornare a scrivere. Quindi, se oggi potete leggere questa recensione, è anche merito suo. Se non vi è piaciuta, sapete con chi dovete prendervela.
Se invece vi è piaciuta, vi ricordo, come al solito, di mettere il Mi Piace alla pagina FB del blog e di farmelo sapere qui nei commenti. In più, se siete interessati al fumetto in questione, su Amazon lo trovate ad un prezzo vantaggioso nell'ottima edizione curata da Tunué! A presto!

4 commenti:

  1. Una meraviglia. Vorrei leggere anche altro di Paco Roca, perché pure Rughe era bellissimo e pieno di malinconia.

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    1. Il senso di malinconia che trasmette Paco Roca è incredibile perché intangibile. È impossibile percepire da dove arrivi, riesci solo ad accorgerti che ti ha avvolto come una calda coperta e non vuole lasciarti andare.

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