09/01/15

The Speaker - L'essenza di un uomo e la potenza delle metafore


Avevo promesso di tornare a scrivere sul blog quanto prima possibile, alla fine mi ci sono voluti solo 2 mesi e un forte scossone per farmi tornare l'irrefrenabile impulso di sbattere le mie dita sui tasti della tastiera a ritmo di "Questa fumetto è troppo bello". Questo è un focus on un po' atipico sulla storia che mi ha dato questo scossone, "The Speaker" di Brandon Graham.
Piccolo salto indietro, sono andato a Londra la settimana scorsa e non mi sono fatto sfuggire una capatina da Forbidden Planet, una delle fumetterie più grandi d'europa. Dopo 2 ore e più a guardare la libreria dei fumetti pubblicati da editori indipendenti (non scambiatemi per un hipster, la realtà è che la roba mainstream si trova facilmente su Amazon.it) ho estratto questo volumone chiamato "The Best American Comics 2013" attratto dal nome di Jeff Smith in copertina (Bone). Scopro essere una raccolta pubblicata annualmente di storie autoconclusive e spezzoni di Graphic Novel che vede ogni anno un famoso autore fare da giuria.


Salto in avanti, supplenza noiosa a scuola. Inizio a sfogliare il volume e inizio questo "The Speaker" di un a me sconosciuto Brandon Graham semplicemente attirato dai disegni colorati e accattivanti. È un'idea semplice e carina, le prime 5 pagine filano lisce e sembra non avere nulla di particolare. Arrivo alle ultime 3 pagine (sì, è composto solo da 8 pagine!) e l'espressione sul mio volto cambia. Rimango un attimo in silenzio, mi guardo intorno nel tentativo di capire cosa avevo letto e poi torno a leggere altro. Oggi pomeriggio ci rimugino sopra, lo rileggo e capisco. Capisco quanto fossi stato stupido a non aver colto la metafora della storia, capisco quanto fosse potente e decido di scrivere questo articolo. 

[L'articolo da qui in poi è per forza di cose pieno di spoiler, parliamo di una storia di 8 pagine...]

Un uomo perde la voce e quest'ultima decide di andare a vedere il mondo per conto suo. Tornerà a casa solo in seguito alla notizia della morte del suo padrone. Troverà tutto come aveva lasciato quando era partito, se non fosse che le idee dell'uomo si sono accumulate mentre i suoi dubbi sono venute ad eliminarle. In seguito ad una fuga rocambolesca, la voce riuscirà a salvarne qualcuna e incontrerà l'ombra dell'uomo sul tetto ad esprimere tutto il suo disprezzo per la condotta di vita del loro padrone. 


Le idee erano tutte chiuse in casa perché l'uomo, divorato dai propri dubbi, non aveva mai avuto il coraggio di diffonderle. La voce rimane la chiave di tutto, è attraverso la nostra voce che diamo forza alle nostre idee e solo grazie ad essa riescono a circolare liberamente. Chiudersi in sé stessi per paura di fallire porta solo all'autocommiserazione o addirittura all'odio verso sé stessi. Un fato a cui nessuno dovrebbe andare incontro, a cui tutti dovrebbero opporsi con tutte le proprie forze... perché dopo la morte quel che rimane di un uomo è solo la voce delle sue idee e senza di essa ce ne siamo semplicemente andati.

Una metafora semplice, a tratti stupida e incredibilmente ovvia ma che è riuscita a travolgermi come un camion facendomi rimanere imbambolato. Una storiella che vi consiglierei di recuperare assolutamente, se solo fosse di più facile reperibilità (pubblicata originariamente su Dark Horse Presents). Voi fateci comunque un pensierino...

P.s.: Torniamo alla solita routine: se vi è piaciuto l'articolo mettete mi piace alla pagina FB del blog e continuate a seguirmi!

2 commenti:

  1. bell'articolo ;)
    Di' a proposito rilascerai qualcosa sui nuovi manga che hai letto? tipo YuYu, Terra Formars...

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    1. Appena ho abbastanza materiale per un post :D

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