25/01/15

Capitan America: Castaway in Dimension Z (Marvel NOW #1-10)


Sono, e sarò sempre, in ritardo. Sarà colpa del mio approccio sfaticato alla vita, o della mia incapacità di prendere decisioni in tempi brevi, se mi son deciso a recuperare quel che mi interessava del Marvel NOW solo nel 2015, a più di due anni dal suo inizio. Quello che segue è il primo, si spera, di una sequela di post con cadenza assolutamente casuale e lenta su ciò che ho letto e, si spera(x2), apprezzato.
Briefing veloce per chi ha vissuto altrove negli ultimi anni e non sa cosa sia il Marvel NOW:
"Marvel NOW è il nome di un'operazione di rilancio dei personaggi
e del parco testate Marvel che ha rimescolato i team creativi, svecchiato
i personaggi ma soprattutto ha creato ottimi punti di partenza per i nuovi lettori.
NON È UN REBOOT."


Ai testi della nuova serie di Capitan America troviamo Rick Remender, autore di cui vi ho già tessuto le lodi nella prima (lontana e immatura) recensione del blog dedicata alla sua saga su Venom, accompagnato per la prima saga da John Romita Jr., disegnatore famoso per le sue molteplici saghe sull'Uomo Ragno e per Kick-Ass.


Presentare un personaggio così iconico, con quasi 75 anni di storie alle spalle, ai nuovi lettori raccontando comunque qualcosa di nuovo per i vecchi è un'impresa incredibilmente ardua e a cui ogni autore si approccia in modo differente.

Rick Remender tenta l'azzardo e parte con una saga lunga ben dieci numeri intitolata "Castaway in Dimension Z". Distaccandosi quindi dai canoni da spy-story a cui l'acclamata precedente run di Ed Brubaker aveva abituato i fan, cala Capitan America in un contesto sci-fi che sfrutta per scomporre Steve Rogers e metterne in luce l'essenza per i neofiti, abituati a conoscerlo per lo più come simbolo del patriottismo americano.

Da quando è stato ripescato da Stan Lee, con l'ausilio di Jack Kirby e dei Vendicatori, dai ghiacciai dell'Artico, le storie del personaggio sono spesso ruotate attorno al suo essere un uomo fuori dal tempo, costretto a vivere in una società che non è più la sua tentando di sopravvivere alla solitudine che ciò comporta. Qui la situazione viene estremizzata: Cap non è più semplicemente un uomo che deve adattarsi ad una società che è andata avanti. Cap è adesso solo, perso in un mondo completamente differente e avverso, prigioniero della Dimensione Z.
Attirato con l'inganno da Arnim Zola, Capitan America si ritrova, a suo malgrado, nel pieno di una delle macchinazioni più ambiziose del suo acerrimo nemico, a cui riesce a sfuggire rimanendo però intrappolato in quella che Zola chiama "Dimensione Z" e che trattasi di un mondo ostile e quasi totalmente privo di civiltà. 


"Liberando" Capitan America di tutti i suoi impegni e doveri di "Sentinella della Libertà", Remender mette a nudo Steve Rogers celebrandone la grandezza senza nascondere mai la sua fragilità, efficacemente descritta grazie al frequente uso di riquadri con i pensieri in prima persona del protagonista, una caratteristica tipica dello stile narrativo dell'autore che permette l'analisi approfondita dei suoi personaggi.


La narrazione è inframezzata da flashback sull'infanzia di Steve che descrivono il rapporto con la famiglia e la dura vita degli anni '30 in America, mostrando perché e grazie a chi è diventato l'uomo che conosciamo, in piena continuità con il presente e la relazione padre-figlio che si viene a stabilire tra lui e Ian, un bambino che Capitan America ha salvato dalle grinfie di Zola e di cui si è preso cura come fosse suo, in cui riversa tutto ciò che ha appreso nella sua lunga e travagliata esistenza.

Il lavoro di Romita Jr. ai disegni è invece sottotono, con un'alternanza di tavole discrete e altre decisamente pessime che a molti faranno storcere il naso. Fortunatamente, almeno secondo me, il comparto grafico è salvato da un Dean White ai colori in stato di grazia che è riuscito a farmi godere della lettura.

Parlando concretamente della storia, potremmo dire che questo Naufragio nella Dimensione Z è una storia che mescola sapientemente il pulp e la fantascienza pura in una trama per cui forse 10 numeri erano troppi, ma che non annoia mai, soprattutto grazie allo splendido lavoro fatto sul protagonista, e che sfocia in un'ottimo finale ricco d'azione e di colpi di scena che sarà sicuramente parte importante per lo sviluppo caratteriale di Capitan America nel proseguo della run di Remender, di cui non mancherò di tornare a parlarvi.

Io la saga l'ho recuperata tramite TP americani, ma in italiano potete trovarla recuperando il mensile o aspettando il cartonato di prossima uscita.



As usual, se il post vi è piaciuto, ricordatevi di mettere Mi Piace alla pagina FB del blog e di farmi sapere cosa ne pensate del fumetto e dell'articolo nei commenti!

2 commenti:

  1. Io mi sono accostato al Marvel Now senza pregiudizi e, pur senza stravedere o diventarne un fan accanito, ci ho trovato diverse cose che mi sono piaciute e mi hanno fatto divertire :)
    Concordo col tuo giudizio su questa run di Cap. America (concordo anche con quanto dici sui disegni: alcune tavole son proprio bruttarelle...): divertente, non noiosa, originale, ben fatta. Io me la sono letta volentieri!
    Infine: non preoccuparti assolutamente del "ritardo" con cui parli dei fumetti: giudizi, recensioni, commenti, critiche sono sempre interessanti indipendentemente da quando vengono fatte. Anzi, certi "ritardi" servono ancor più per scoprire cose che magari ci si è lasciato sfuggire :)
    Ciao!
    Orlando

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    Risposte
    1. Oltretutto i ritardi con questo tipo di pubblicazioni sono tanto di guadagnato, almeno non si deve soffrire l'attesa per ottenere il proseguo delle storie :D

      Grazie per il commento!

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