20/08/13

Recensione - City Hunter di Tsukasa Hojo


Chi segue la pagina Facebook del blog ormai avrebbe dovuto intuirlo, chi non la segue... cosa aspetta a seguirla?! Ebbene si, la seconda recensione del blog sarà dedicata a City Hunter!

Nome: City Hunter
Numeri: 39 (32 nella Complete Edition)
Autore: Tsukasa Hojo
Target: Shonen
Genere: Poliziesco/Comico
Anno: 1985-1991

City Hunter narra le avventure di Ryo Saeba e Kaori Makimura, coppia di sweeper che da il nome al manga e che possono essere assoldati scrivendo XYZ sulla lavagna della stazione di Shinjuku. La serie, inizialmente partita con atmosfere marcatamente hard-boiled che sono state con calma addolcite per adattarsi al pubblico di riferimento, presenta un susseguirsi continuo ed "episodico" dei vari casi assegnati ai protagonisti.


XYZ.. vale a dire le ultime risorse!

Incastonato nella serializzazione di Shonen Jump, Tsukasa Hojo sviluppa un poliziesco fresco, che prende i canoni del genere ispirandosi alle grandi produzioni americane e li fa suoi, mescolandoli sapientemente con la vena comica tipica dell'autore creando un mix di azione e divertimento che hanno reso quest'opera una delle carte vincenti di Shueisha negli anni 80.
Centinaia sono i casi che la coppia di sweeper dovrà affrontare, tutti ben curati e vari anche se alcuni sono più ispirati di altri. Hojo riesce però nell'impossibile impresa del diversificare le situazioni dimostrando come, anche utilizzando spesso uno stesso scheletro, è possibile non annoiare facendo della ripetitività un proprio punto forte. Sembra che stia delirando vero?


Storie di Drizz e Martelli.

Come già detto, il poliziesco si mescola in City Hunter con una comicità surreale, che mescola l'erotismo alla comicità di tipo fisico. Il protagonista è infatti un allupato cronico, con l'organo riproduttivo sempre in posizione eretta (rappresentato dall'ormai iconica onomatopea "Drizz"), che accetterà solamente incarichi di belle donne (i casi con uomini come clienti si possono contare sulle dita di una mano) così da poter provare a portarsele a letto. (s)Fortunatamente la sua partner, Kaori, è solita utilizzare enormi martelli dal peso misurato sempre in tonnellate per difendere le proprie clienti. Queste semplici caratteristiche hanno permesso all'autore la creazione di tantissime gag, raramente noiose, che alleggeriscono l'atmosfera per il pubblico di riferimento ed evitano alla storia di diventare seriosa prendendosi troppo sul serio.





Amore, destino e una 357 Magnum

"Ma City Hunter ce l'ha una trama di fondo?" Sì.. e no. Non c'è un trofeo da conquistare, un nemico da sconfiggere o uno scopo da conseguire. I protagonisti di City Hunter non hanno un'aspirazione che inseguono disperatamente, non li vedrete mai urlare "Diventerò il re degli sweeper" o "Sconfiggerò l'intera criminalità. Piuttosto, Hojo si prefigge un obiettivo più vasto. Innanzitutto tenta, con successo, di creare un ambiente familiare per il lettore. Quest'ultimo infatti verrà portato con calma ad immedesimarsi nell'ambientazione e a raggiungere un rapporto di empatia con i protagonisti, fino a quando non gli sembrerà di vivere davvero nel quartiere di Shinjuku e di essere sempre lì accanto ai propri beniamini. In secondo luogo vi è la volontà di voler analizzare l'animo umano rapportandolo con i due sentimenti più cari all'autore: amore e odio. Questi saranno infatti i temi portanti e ricorrenti dell'opera. Al giorno d'oggi questi temi sono più abusati che mai e si potrebbe pensare che in City Hunter siano tratti in modo banale. Fortunatamente è così.

Il Bar Cat's Eye

Se proprio vogliamo cercare una vera trama di fondo potremmo identificarla nello sviluppo dei personaggi principali, dei loro rapporti interpersonali e nella scoperta dei loro passati. A partire dalla scoperta del passato di Ryo, per passare poi all'introduzione di nuovi comprimari, alla creazione di un netto contrasto tra il mondo criminale e quello visto dagli altri e infine allo sviluppo dell'amore tra i due protagonisti. È proprio quest'ultimo uno dei fulcri dell'opera. Un amore non appagato, quasi platonico, ostacolato dai problemi della vita scelta. Si parte dalla scoperta di questo sentimento, per passare ad accettarlo prima verso sé stessi e poi verso gli altri. Tutti questi aspetti verranno rilasciati con il contagocce da Hojo nei volumi centrali salvo ottenere un ruolo sempre più importante a partire dai volumi attorno al 28.
La polvere degli angeli

Passando dal lato visivo dell'opera, Tsukasa Hojo si rivela molto più che all'altezza. Il suo tratto è perfetto, la scelta delle inquadrature è perfettamente cinematografica nelle scene d'azione e riesce a dar loro un dinamismo incredibile. Inoltre possiamo dire che City Hunter è l'opera della maturità per Hojo. Attraverso di esso infatti riesce a migliorarsi continuamente e quando confronterete il primo volume con l'ultimo vi chiederete come sia possibile migliorare così tanto rimanendo però fedeli a sé stessi. Ma qual è la caratteristica migliore del lato grafico di City Hunter? I volti. Le facce dei suoi personaggi si assomigliano un po' tutte, è vero. Ma ognuna di esse ha un tratto distintivo, di quelli che non riesci a descrivere, che ti fa subito capire chi è il soggetto ritratto. Hojo riesce a descrivere, nella loro semplicità, dei volti stupendi, specialmente quando si tratta del genere femminile. Essi riescono a trasmettere il carattere del personaggio senza bisogno di parole. Quegli stessi volti che poi riesce a rendere deformati ma riconoscibili nelle scene comiche, con una maestria che solo i migliori hanno.


Stupefacente inoltre è la capacità di Tsukasa Hojo di imprimere su carta gli anni '80. Le pagine trasudano l'atmosfera di quei tempi, le ambientazioni sono estremamente curate e il vestiario prende a piene mani dalla moda occidentale di quei tempi. Un lavoro incredibile che trasforma quest'opera in un manifesto di quell'epoca. Questo, unito a tante altre chicche come le continue citazioni alla cultura popolare giapponese e ad altri manga famosi o come le continue apparizioni dell'autore, spettatore onnipresente che commenta con spirito critico assieme al lettore gli atteggiamenti dei protagonisti e che viene continuamente citato dove possibile (c'è addirittura una vignetta in cui Ryo si siede sulla sua tomba), rendono City Hunter un'opera unica, quasi irripetibile. 




Forever City Hunter

Purtroppo, non è tutto oro ciò che luccica. L'opera presenta infatti alcuni difetti che rendono impossibile inneggiarla a capolavoro. Prima fra tutte la parte centrale in cui sono concentrati troppi casi slegati tra loro che possono far innervosire il lettore, che magari vorrebbe saperne di più sui protagonisti. Inoltre, alcuni di questi casi potrebbero risultare ripetitivi, nonostante il tentativo molto evidente di voler diversificare. Complici questi due difetti, se ne aggiunge un altro. Il manga vorrebbe infatti essere anche un'opera corale, ma non ci riesce a causa delle poche comparse talvolta di alcuni personaggi e della predominanza assoluta dei protagonisti. Nonostante tutto, negli ultimi 13-14 volumi si fa un enorme passo avanti su questo punto, si stabilizza l'atmosfera e si innesca un'enorme escalation di eventi che porterà alla maturazione dei protagonisti in un finale, perfetto per questo tipo di opera, che non mancherà di lasciare un po' di malinconia in tutti coloro che si saranno affezionati alle avventure dell'agenzia City Hunter, consci del fatto che il quartiere di Shinjuku con tutti i suoi strampalati abitanti continuerà ad esistere ma che non potremo assaporarne più le disavventure. Questo manga era e rimane un caposaldo del fumetto giapponese, un'opera che va goduta con calma, senza avere fretta di voler bruciare le tappe, come se fosse una serie TV di quelle a trama verticale. Perché in fondo, abbiamo tutti bisogno dell'aiuto di City Hunter...

2 commenti:

  1. Se City Hunter è l'opera che segna la maturità di Hojo, questo è l'articolo che segna la maturità de "Le Terre Illustrate". Si vede che parli di un'opera che ti sta veramente a cuore.

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