14/07/13

Ultime Visioni - Dalla parte Del Toro


Ieri sera sono andato a vedere Pacific Rim.


Ogni volta che comparivano i fottuti robottoni ecco cosa accadeva nel mio cervello.

Ma facciamo un passo indietro. Durante questa settimana, in attesa di Pacific Rim, ho recuperato gli ultimi 4 film di Guillermo Del Toro (escludendo Blade II) e ne sono rimasto piacevolmente colpito.


Ho iniziato con "La Spina del Diavolo", il primo di una trilogia di storie fantasy ambientate nella guerra civile spagnola e che deve ancora concludersi, che narra la storia di un orfano di guerra che va a vivere in un orfanotrofio dove si dice viva un fantasma. La complicità tra bambini, che si sono trovati, a loro malgrado, ad affrontare la dura realtà della guerra in tenera età, viene contrapposta alle evidenti crepe delle relazioni interpersonali degli adulti, la cui avidità riesce a rovinare tutto. Nel mezzo di ciò irrompe l'elemento sovrannaturale, il fantasma di un bambino che fa da tramite tra l'innocenza fanciullesca e l'egoismo degli adulti. La sceneggiatura è ben scritta ed è ricca di colpi di scena senza mai scadere nella banale ghost story, ma in una tragedia dagli elementi fantasy. La regia riesce a trasmettere con semplicità i sentimenti dei protagonisti e mette in rilievo la condizione d'isolamento dell'orfanotrofio (dove la città più vicina è raggiungibile con qualche ora di macchina) mentre la fotografia riesce a mettere in forte contrasto ciò che accade di giorno e quello che accade di notte. Ottima la recitazione di tutti gli attori, tra cui spicca un Federico Luppi che interpreta con maestria il suo ruolo.


Si passa poi a "Il Labirinto del Fauno", secondo capitolo della succitata trilogia, in cui l'elemento fantasy è molto più preponderante. La protagonista, Ofelia, si trasferisce assieme alla madre dal suo patrigno, uno spietato e superbo generale, che vive in una base militare. La storia è ambientata poco dopo della fine della guerra civile spagnola, che ha visto Franco vincitore. Vicino alla sua nuova casa, la giovane protagonista scoprirà esserci un monumento antico, un labirinto di un Fauno. Ben presto scoprirà che esiste veramente un Fauno e che lei è una principessa perduta di un regno sotterraneo e che dovrà superare alcune prove per tornare nella sua vera casa. La sceneggiatura mette sapientemente in contrapposizione l'elemento fantastico della finzione con la dura e cruda realtà che Ofelia deve affrontare. La trama che infatti può sembrare quella di una commedia fantasy ai più cela dietro una storia drammatica piena di crudi eventi. Il punto forte di questo film è però rappresentato dalla direzione artistica, in cui una fantastica fotografia riesce a rendere al meglio l'avventura fiabesca, rappresentata attraverso un'ottima scenografia e trucco (il Fauno, signori miei, è BELLISSIMO). E infatti il film si è aggiudicato l'oscar proprio in queste tre cose, anche se secondo me poteva benissimo accaparrarsi pure quello per il Miglior Film Straniero.

Il bellissimo Fauno


Passiamo poi ad Hellboy, trasposizione del famosissimo fumetto omonimo di Mike Mignola. Devo dirlo, questo è il film, tra quelli di questo articolo, che mi è piaciuto di meno. Il punto dolente risiede nella sceneggiatura che, nella prima metà, presenta egregiamente l'universo narrativo ma che allo stesso tempo getta le basi per una seconda parte che sulla carta dovrebbe essere epica. Ecco, sulla carta. La parte finale è infatti parecchio scontata e piatta, con varie soluzioni che fanno storcere il naso tra cui il combattimento finale parecchio frettoloso. Inoltre è parecchio poco funzionale alla regia, che non riesce ad avere bei momenti in cui mostrare la maestria dietro la macchina da presa che Del Toro ci ha dimostrato di avere nei suoi precedenti lavori. Nonostante questo, il suo tocco si sente ed infatti il film risulta comunque un discreto prodotto.


Se il primo mi aveva lasciato con parecchi dubbi, il sequel mi ha totalmente stupito. Hellboy 2 prende i difetti del primo, li mette nel tritacarte e li rimpiazza con dei grandi pregi. Partiamo dalla direzione artistica fantastica, che dimostra qui tutto il suo amore per Lovecraft. La sceneggiatura funziona, mette sullo stesso piano tutti i protagonisti e li analizza meglio di quanto avesse fatto il primo. La regia delle scene d'azione è un qualcosa d'eccezionale e ci sono alcuni momenti che sono pura arte (ce ne è uno a metà film che mi ha fatto venire la pelle d'oca). Fantastico sotto tutti i punti.


E alla fine arriviamo a

Pacific Rim

Le aspettative per questo film erano altissime.. e sono state ripagate! Il compito di Del Toro era letteralmente impossibile,  portare sul grande schermo dei mecha di quelle dimensioni è un'impresa che pochi sarebbero riusciti a portare a termine. Ci aveva provato Michael Bay con Transformers ed aveva fallito miserabilmente, ma c'è da dire che quello non ha mai fatto un film decente in vita sua. Il nostro ormai amatissimo Guillermo ha portato a termine il compito che si era prefissato: intrattenimento di qualità. Perché è questa la descrizione di Pacific Rim. Blockbuster d'autore. Anche questa. CAZZOFIGATASPARAFLASHANTE. Si, anche questa. Gli Jaeger, dal tedesco "Cacciatori", sono fatti con una CG che rasenta la perfezione. Sono sporchi, sono fatti da miliardi d'ingranaggi che lavorano assieme e si muovono in modo realistico. Ne riesci a sentire la consistenza, la pesantezza e la lotta contro la gravità. Ogni colpo da loro sferrato ha un peso, una massa.

Provate a compararli con questi, che sembrano finti da lontano un miglio. Giocattoli in CG.

La sceneggiatura è stereotipata ma non banale, è scritta infatti in modo molto funzionale alla regia che grazie ad essa riesce a sfogarsi al massimo ed a mettere su delle scene gigafantastigliosamente belle. I combattimenti sono perfetti, con un alto grado di epicità che accompagna ogni mossa. Sono tutti ben girati e perfettamente chiari nel loro complesso. Gli scontri sono lunghi ma volano via e vi sembrerà che le due ore di film siano durate in realtà qualche decina di minuti. La regia e la fotografia fanno il loro sporco lavoro anche fuori dai combattimenti, mostrandoci scene ricche di pathos e riuscendo a dare valore anche a parti che sulla carta possono sembrare "brutte". La direzione artistica dei Kaiju è fantastica, miscela ispirazioni lovecraftiane (passatemi la terminologia) con lo stile dei Kaiju classici della cinematografia giapponese (Godzilla anyone?) ed anch'essi sono portati sullo schermo con la qualità di chi sa come si fa CG di qualità. 


Nota dolente è la recitazione degli attori, parecchio blanda, che però viene mascherata bene dall'ottimo doppiaggio italiano (anche se il discorso d'incoraggiamento finale del Marshall in inglese è tutta un'altra storia). Per il resto questo è un film con i controcazzi, tutti gli amanti dei mecha giapponesi ne rimarranno soddisfatti. Quest'opera riuscirà a farvi tornare bambini, a farvi esaltare davanti agli scontri tra i robottoni e i mostri come facevate da bambini guardando Mazinga Z, Goldrake ecc.. Intrattenimento di qualità. È questa le definizione corretta e ne sono sempre più convinto. La storia è si parecchio lineare, ma non è quello il perno del film. Fermarsi davanti ad una cosa del genere senza far caso alla maestosità della realizzazione visiva è da superficiali. Vi ricordo una cosa che la gente ha completamente dimenticato: il Cinema è un'arte visiva, non è mica un audiolibro. Se i film fossero solamente sceneggiatura, il peso artistico di tutta l'opera finirebbe addosso allo sceneggiatore. E invece no, finisce sul regista. E perché? Perché il cinema è narrazione tramite immagini ed è il regista a dargli la qualità narrativa. È lui a scegliere come portare tutto quello che c'è sulla sceneggiatura sul grande schermo ed è lui che rende una storia un ottimo film. La narrazione è tutto, un grande regista ti riesce a rendere interessante anche un uomo che va al McDonald a prendersi un Happy Meal. 

Detto questo, passiamo ai voti:

La spina del diavolo: 8
Il labirinto del Fauno: 8,5
Hellboy: 7
Hellboy II: 8,5
Pacific Rim: 8+

1 commento:

  1. Avevo zero speranze per questo film, ora grazie a te mi si è accesa una voglia di vederlo immensa!

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